L’Agcom ha manifestato l’intenzione di modificare l’attuale disciplina sul copyright senza sottoporla al vaglio del Parlamento. Come a dire: “chi fa da sé fa per tre”, deve aver pensato il presidente dell’Autorità Angelo Maria Cardani. Il Garante, d’altronde, ha il potere di procedere in autonomia, ma con una materia così delicata l’esame istituzionale è quanto mai obbligatorio. E questa è anche la tesi sostenuta dalle associazioni di settore, che si sono opposte aprioristicamente alla riforma paventata da Agcom. In più c’è la questione dei conti pubblici. A grandi linee, l’Autorità intende istituire processi brevi di natura amministrativa con i quali intervenire sui siti illegali in 30 giorni, riducendo quindi i danni subiti dal titolare del diritto d’autore. Tempi brevi, spese ingenti: c’è il timore, però, di un default rischioso in un periodo come questo. Gli oppositori fanno notare anche che l’Autorità non ha ancora effettuato un esame dei danni che la pirateria digitale infligge all’economia italiana. Il metro di paragone è l’Europa, che si è impegnata in uno studio sulla materia. A onor del vero, va ricordato che gli esiti della ricerca, la quale ha stabilito che la pirateria non ha effetti negativi sull’industria musicale, non hanno ammorbidito le posizioni dei due schieramenti. Adiconsum ricorda la battaglia vinta due anni fa quando le numerose proteste delle associazioni convinsero l’allora presidente Corrado Calabrò a rinunciare agli intenti riformatori. Ma Cardani sembra disposto ad andare avanti. Sarà decisivo il workshop tra gli esperti del settore, che si terrà il 24 maggio a Roma.
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