Ora che la cessione de La Stampa al gruppo Sae è diventata realtà, i sindacati, a cominciare dalla Cgil, iniziano a mettere sul tavolo le loro richieste. La Slc Cgil, che ha stravinto le elezioni interne per il rinnovo della Rsu tenutesi solo qualche giorno fa tra gli impiegati e dipendenti della testata, è pronta ad aprire il capitolo delle trattative. A Sae, dopo quelli con Gedi, toccherà avviare i negoziati coi giornalisti e le loro rappresentanze. Come è giusto ed ovvio che sia. La Slc Cgil, per il momento, non pone paletti. C’è solo un annuncio, non c’è altro da valutare. E quindi partire in quarta sarebbe eccessivo e sicuramente controproducente. Ciò, però, non vuol dire che le aspettative, dopo la conclusione dell’affare, siano alte. La vicenda La Stampa, insieme a quella su Repubblica, ha tenuto banco nel dibattito pubblico per mesi. E ha coinvolto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in prima persona aveva fatto visita alla redazione del quotidiano, furiosa – all’epoca – per la mancanza di notizie circa l’andamento delle trattative e il futuro dell’azienda.
La posizione della Slc Cgil è chiara. Ci si aspetta, fin da subito, la presentazione di un piano industriale. Possibilmente espansivo e ambizioso: “La vendita al gruppo Sae de La Stampa e delle testate e strutture collegate non ci coglie di sorpresa e l’auspicio è che sorprese non arrivino in fatto di piena e buona occupazione”. La tenuta dei livelli occupazionali è in cima, chiaramente, alle preoccupazioni del sindacato: “Come Slc Cgil ci aspettiamo un piano industriale all’altezza di una testata storica qual è La Stampa, che tuteli lavoratori e professionalità, che non ne disperda il patrimonio ma, al contrario, garantisca futuro e indipendenza editoriale. Al fianco dei lavoratori Slc Cgil vigilerà sulle scelte dell’acquirente che si augura vengano illustrate in tempi brevi”. Non rimane che attendere.
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