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La Stampa furiosa ma è finita nel cono d’ombra di Repubblica

Se ne sono accorti pure a La Stampa che John Elkann non è il migliore degli editori. La gloriosa Busiarda è rimasta stritolata. In una trattativa di chi non si capisce né sa granché. E sotto il cono d’ombra di Repubblica. Come se fosse un giornale locale qualunque. Di quelli, per capirsi, che Elkann e soci hanno dismesso con una frequenza disarmante nel silenzio generale. Fino a che non s’è trattato di vendere L’Espresso. Da lì s’è capito che il Rampollo aveva intenzione di cedere, purché sia. Senza stare troppo a guardare. A Iervolino, pur di vendere il settimanale, assicurò l’abbinata in edicola con Repubblica per un tempo abbastanza lungo. La Stampa, adesso, alza la voce. Ma non ne caverà un ragno dal buco. “La redazione de La Stampa non accetta più la totale mancanza di trasparenza e informazione attorno alla vendita del Gruppo Gedi, un atteggiamento inqualificabile dell’attuale proprietà, che rischia di danneggiare anche l’esordio di un eventuale compratore nei rapporti con le giornaliste e i giornalisti. Tutto questo nel contesto di notizie sempre più inquietanti che emergono dalla due diligence effettuata sui conti di Gedi da parte dell’acquirente, il gruppo greco Antenna”, scrive il comitato di redazione. Che aggiunge: “Per questo l’Assemblea chiede all’Azienda di fornire chiarimenti sullo stato delle trattative e sugli eventuali rinnovi dell’esclusiva e di chiarire se la cessione de La Stampa sia in qualsiasi modo condizionata alla conclusione dell’operazione di vendita dell’intero gruppo”.

Come hanno già fatto i colleghi di Repubblica, come hanno già fatto in passato i colleghi di tante testate locali. Senza che, in quest’ultimo caso, se ne sapesse granché. Senza mobilitazioni alla coscienza civile del Paese. “A chi compra la nostra gloriosa testata – simbolo dell’identità culturale italiana, liberale e democratica – chiediamo, invece, di garantire, con un impegno scritto e contestuale alla vendita la salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi attuali, con il rispetto di tutti gli accordi aziendali esistenti. E un impegno a non chiudere nessuna delle redazioni locali”. Buona fortuna. “Altro punto per noi imprescindibile è la richiesta che il compratore presenti, oltre alle adeguate garanzie finanziarie, anche un piano editoriale che assicuri il rilancio del nostro giornale, dopo una stagione estremamente difficile”. Senza, sarà guerra: “In assenza di questi impegni l’Assemblea si riserva ogni azione che ritenga utile nella lotta per la salvaguardia dei posti di lavoro e del patrimonio culturale e intellettuale rappresentato da La Stampa, sulla base del pacchetto di 5 giorni di sciopero già assegnato, compresa ogni altra eventuale iniziativa. L’assemblea conferma lo stato di agitazione e il blocco degli eventi speciali sul territorio”.

Luca Esposito

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