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LA RAI SI PREPARA AL DOPO MINZOLINI

Si discuterà il 12 dicembre il futuro in Rai di Augusto Minzolini. Il direttore del Tg1 è stato rinviato a giudizio per peculato e il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha convocato un cda straordinario. Lo statuto permette al direttore generale, Lorenza Lei, di prendere una decisione autonoma sulla permanenza di Minzolini. Tuttavia è difficile che il dg si prenda da sola una tale responsabilità. Dal consiglio dovrebbero anche arrivare proposte di successione.
In caso di dipartita chi prenderà il posto del “direttorissimo”? Tra i papabili: Mario Calabresi, direttore della Stampa; Mario Orfeo, direttore del Messagero; Mario Sechi, direttore del Tempo; Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa. È possibile anche una soluzione interna come il vicedirettore del Tg1, Fabrizio Ferragni e il direttore del Gr1 Antonio Preziosi.
In ogni caso, la decisione sarà sofferta anche perché il centrodestra e l’opposizione sembrano avere idee diverse. Il centrodestra auspicherebbe una linea di continuità, il centrosinistra vuole una rottura col passato. Lunedì sarà solo la prima tappa di una difficile metamorfosi editoriale.
E Minzolini dove andrà? Difficile un ritorno a Panorama. Il direttore del Tg1 potrebbe riciclarsi come inviato e corrispondente da New York o Parigi (due tra le redazioni estere ancora coperte dal Tg1 dopo il piano di tagli della dg Lorenza Lei). Di sicuro il “direttorrissimo” lascerebbe un’eredità difficile. Dal battesimo di Minzolini come direttore non c’è più serenità in redazione. «Con il suo trattamento siamo caduti nel grottesco, nell’accantonamento sistematico dei fatti», denuncia uno dei tanti sfoghi interni raccolti dall’Espresso. La fronda anti Minzolini denuncia notizie censurate, liti in redazione, giornalisti “epurati”, favoreggiamenti politici. E la credibilità è crollata insieme agli ascolti. Una buona parte della redazione sarebbe lieta di voltare pagina. Francesco Siliato, docente di Sociolgia dei processi culturali e comunicativi al Politecnico di Milano, parla di «danno serio». Non basta una semplice sostituzione. Bisogna rifondare un metodo di lavoro. Il motto potrebbe essere “il pluralismo nel rispetto della collettività”.
Egidio Negri

editoriatv

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