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La Rai a sessanta anni perde la decenza

Entro il 28 febbraio scade il canone Rai e sulle reti della concessionaria pubblica stanno andando in onda tre spot per ricordare ai cittadini di abbonarsi. Quando la Rai entra in campo le polemiche non mancano mai e l’attenzione questa volta è sulla decisione di affidare la realizzazione a la produzione dello spot ad una società esterna, nonostante le professionalità interne che dovrebbe avere una società che si occupa di comunicazione ed ha circa 13.000 dipendenti. E per festeggiare i 60 anni, comunque, la Rai ha deciso di comunicare con i propri – davvero poco volontari – abbonati sulla base del linguaggio della minaccia. A sessanta anni va in pensione la mamma Rai di una volta, benevola verso i propri spettatori, quasi quanto i propri dipendenti, e ne arriva una diversa. Infatti negli spot si parte da una scena di famiglia tipo Mulino Bianco, manca solo Banderas, interrotta dalla poca attenzione di uno degli attori nei confronti della lettera con cui la Rai chiede, o meglio intima, il pagamento del canone. La televisione si accartoccia, prende fuoco e l’altro attore diventa una furia degna del miglior esorcista. La cultura estorsiva di Equitalia è diventata talmente popolare da diventare il leit motiv dello spot dei sessanta anni della televisione pubblica.

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