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LA NUOVA STAGIONE DELLA RAI: SE QUALCOSA CAMBIERÀ, SARÀ SOLO IN PEGGIO

La nuova stagione è alle porte e sembra che i telespettatori si dovranno ancora una volta rassegnare a “costosa” mediocrità del servizio pubblico.
Si mantiene Sgarbi per tenerlo fermo e muto, si paga il costosissimo design del nuovo studio di Porta a Porta, ma si perdono contenuti e professionisti come “Annozero” di Michele Santoro e il bravissimo Roberto Saviano, emigrato a La7, dove potrà condurre “Vieni via con me” insieme a Fabio Fazio che sarà “prestato” per quattro puntate a maggio.
Lo stesso Maurizio Costanzo, in un’intervista a “Otto e mezzo”, su La7, ha ricordato gli anni che furono dove era possibile una televisione di qualità: «non conta la scenografia, ma ciò che si dice». Dunque sono i contenuti che fanno la televisione. Di certo la Rai non sembra cercare né contenuti e né persone che hanno qualcosa da dire. Si preferisce affidarsi a serie americane di seconda scelta e a carnevalate vuote e costose.
Poi c’è la questione della concorrenza, o meglio, della non concorrenza fatta a Mediaset. Alcuni passaggi di rete e cambi di programma fanno ipotizzare strane concordanze. La Lei, dg Rai, ha bandito i reality dando pista libera a Mediaset che ha già organizzato la versione di “Ballando con le stelle”.
Rai3 ha faticato a riportare “Report “ e “Che tempo che fa” mentre “Parla con me” della Dandini è in forse. Inoltre, la stessa Rai3 è ancora senza direttore, dopo le dimissioni di Paolo Rufini. Le ultime voci parlano di spostare Paragone in prima serata e di rimpiazzare Santoro con Piroso (proveniente da La7); ci sarebbe addirittura Fiorello a settembre per quattro puntate su Rai1, ma sono iniziative che sanno di improvvisazione e che non rilanciano la qualità di Viale Mazzini. Come scrive il Fatto, la Rai non è più la Rai: chi se ne va, chi viene cacciato, chi rimane fermo e muto, la ristrutturazione diviene sempre più utopica. Intanto c’è chi pensa di vendere il “vecchio carrettone”, costruito con il canone degli italiani, approfittando del pessimo andazzo per svenderlo a “qualche amico” come ha sottolineato Di Pietro. In questo modo gli italiani perderanno il diritto ad un dignitoso servizio pubblico e decenni di canone.

Egidio Negri

editoriatv

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