Alessandra Costante
La lotta della Fnsi continua, il consiglio nazionale del sindacato dei giornalisti ha ribadito che in cima all’agenda ci sono i (grandi) temi del rinnovo del contratto e dell’equo compenso. Il giornalismo chiede di essere pagato per ciò che vale. Sia in termini economici che in termini di democrazia. Ma la strada è ancora lunga, irta di ostacoli e piena di contrapposizioni. Tutte variabili di cui i giornalisti dell’Fnsi sono già a conoscenza. “Il Consiglio nazionale della Fnsi riunito oggi a Roma approva la relazione della segretaria generale Alessandra Costante e impegna la segreteria e la giunta esecutiva a proseguire nella vertenza contrattuale mettendo in campo ogni azione politica, sindacale e legale per ottenere il rinnovo del Contratto nazionale firmato con la Fieg e scaduto da 10 anni, anche se oggi in regime di prorogatio, e perseguire l’obiettivo dell’equo compenso per i giornalisti lavoratori autonomi e collaboratori coordinati e continuativi, stabilito da una delibera del Die nel 2014 e mai applicato”. Questo, in estrema sintesi, il contenuto di un documento che ribadisce la volontà della Fnsi di insistere in una lotta senza quartiere. Perché, intanto, la professione (già tra le meno pagate d’Italia) perde ulteriore capacità e retribuzioni.
“In 10 anni di assenza del rinnovo – prosegue il documento – l’inflazione si è mangiata il 25% del nostro potere di acquisto. Anni nei quali, nonostante le difficoltà del settore, gli editori sono tornati in utile grazie alle campagne di prepensionamento e alla destrutturazione del contratto, nei fatti, in molte realtà editoriali”.
Non si tratta di una banalità. Anzi. Al centro c’è la funzione costituzionale e democratica di un giornalismo che, alle sfide della tecnologia e dell’evoluzione mediatica, e a quelle dei sempre più magri guadagni, deve far fronte anche alla grande questione del dibattito pubblico e dell’informazione di qualità. Sempre più necessaria, in un’epoca impazzita di social, fake news e intelligenze artificiali. “Come abbiamo sentito ripetere dal presidente Mattarella, l’informazione è un bene pubblico e un settore industriale che non può essere sottoposto solo alle regole del mercato. Per questo – proseguono i consiglieri nazionali Fnsi – crediamo che l’informazione debba essere sostenuta maggiormente con finanziamenti virtuosi che riportino il prodotto al centro dell’azione degli editori e che siano rivolti anche ai rinnovi contrattuali e al pagamento dell’equo compenso. Rinnovi che non possono passare dalla svendita dei diritti dei giovani, ipotecando il futuro loro e della stessa professione, e dalla sudditanza nei confronti dell’intelligenza artificiale e degli over the top. Perché, come sostiene Papa Leone XIV nella sua recente enciclica, i sistemi di IA non possono distruggere il lavoro, incluso quello dei giornalisti”.
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