Papa Francesco non si inchina ai nuovi potenti del web e sull’intelligenza artificiale ha le idee chiare e non esita a mettere sul piatto tutti i dubbi della Chiesa. Tante, troppe, le questioni aperte. Dal “superamento” dell’umanità alla centralità di macchine e algoritmi. Che lungi dal rappresentare uno scatto di robot e software sulla catena evolutiva non faranno altro che confermare, con maggiore forza, il peso dei loro proprietari. Che poi sono sempre i soliti dieci-quindici magnati del web. Che, nel corso del tempo, hanno mostrato il lato oscuro del digitale: un autentico far west dominato da pochi che sfruttano tutto il resto del mondo.
A chi sogna, magari per incassare di più, che un domani le decisioni più importanti siano affidate a un algoritmo (come già accade per i social che decidono cosa e se farci vedere), il Papa oppone una ferma condanna: “Di fronte ai prodigi delle macchine, che sembrano saper scegliere in maniera indipendente, dobbiamo aver ben chiaro che all’essere umano deve sempre rimanere la decisione, anche con i toni drammatici e urgenti con cui a volte questa si presenta nella nostra vita”. E ancora: “Condanneremmo l’umanità a un futuro senza speranza, se sottraessimo alle persone la capacità di decidere su loro stesse e sulla loro vita condannandole a dipendere dalle scelte delle macchine. Abbiamo bisogno di garantire e tutelare – ha quindi concluso Papa Francesco – uno spazio di controllo significativo dell’essere umano sul processo di scelta dei programmi di intelligenza artificiale: ne va della stessa dignità umana”.
Papa Francesco ha tuonato: “Si registra come uno smarrimento o quantomeno un’eclissi del senso dell’umano e un’apparente insignificanza del concetto di dignità umana. Sembra che si stia perdendo il valore e il profondo significato di una delle categorie fondamentali dell’Occidente: la categoria di persona umana. Ed è così che in questa stagione in cui i programmi di intelligenza artificiale interrogano l’essere umano e il suo agire, proprio la debolezza dell’ethos connesso alla percezione del valore e della dignità della persona umana rischia di essere il più grande vulnus nell’implementazione e nello sviluppo di questi sistemi”.
Francesco infrange l’ultimo, grandissimo, tabù: “Nessuna innovazione è neutrale, la tecnologia nasce per uno scopo e, nel suo impatto con la società umana, rappresenta sempre una forma di ordine nelle relazioni sociali e una disposizione di potere, che abilita qualcuno a compiere azioni e impedisce ad altri di compierne altre”. Pertanto, il pontefice smaschera l’ipocrisia delle retoriche alla base del pensiero della Silicon Valley: “Questa costitutiva dimensione di potere della tecnologia include sempre, in una maniera più o meno esplicita, la visione del mondo di chi l’ha realizzata e sviluppata questo vale anche per i programmi di intelligenza artificiale. Affinché questi ultimi siano strumenti per la costruzione del bene e di un domani migliore, debbono essere sempre ordinati al bene di ogni essere umano. Devono avere un’ispirazione etica”.
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