LA LEI AI DIPENDENTI: VIETATO FARE DICHIARAZIONI IMPROPRIE SULLA RAI ANCHE SUI SOCIAL. Ề BAVAGLIO?

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Arriva poche ore dopo il colloquio con Monti avvenuto l’11 giugno. È una comunicazione interna della Rai, con tanto di protocollo e intestazione: rispettivamente 0059 e Dichiarazioni agli organi di informazione. La Lei sembra voler soffocare le polemiche dei dipendenti e dei giornalisti sui problemi strutturali della Rai. Insomma si tratta di un invito alla sobrietà che si estende anche all’uso privato dei social.
Stando al documento, se un dipendente volesse scrivere sul proprio blog una qualsiasi critica sulla gestione della faccenda Rai non può farlo. Potrebbe essere una strategia concordata dalla Lei con Monti, oppure dell’ultimo rigurgito di autorità prima dell’arrivo di Gubitosi? Non è possibile stabilirlo. Bisogna ricordare che l’ormai ex dg avesse chiesto un incontro col premier proprio per difendere il proprio posto. La Lei, supportata dal Vaticano e da ampie frange del Pdl, avendo concluso il bilancio in attivo per 4,1 milioni di euro, avrebbe preteso più considerazione. Invece Monti l’ha sostituita “a sangue freddo”. Tornando al documento, ecco cosa c’era scritto: «negli ultimi tempi si è verificato un numero sempre crescente di casi in cui sono state rilasciate, con diverse modalità da parte di dipendenti e collaboratori dell’azienda, dichiarazioni improprie agli organi di informazione. Alla luce della evoluzione tecnologica e produttiva dei mezzi e sistemi di comunicazione, si precisa che, quanto stabilito con riferimento alle dichiarazioni agli organi di informazione, deve ritenersi riferito anche alle dichiarazioni rilasciate su siti internet, blog, social network e similari fruibili da una pluralità di utenti. Dunque si ribadisce pertanto che non verranno tollerati comportamenti in contrasto con la richiamata normativa aziendale». Ora bisognerebbe capire cosa intende il dg quando parla di «comportamenti in contrasto». Intende quietare gli animi, abbassare i toni ed evitare inutili schiamazzi su una faccenda già incandescente di per sé? Oppure è un modo gentile per attuare una sorta di bavaglio ai dipendenti del servizio pubblico?
Sulla dichiarazione è intervenuto subito l’Usigrai: «sul web la Rai è all’anno zero. Riesce a occuparsene solo per affermare l’ovvio. Ề ovvio che il dipendente è tenuto a obblighi di lealtà nei confronti dell’azienda, qualunque sia il mezzo utilizzato. Altrettanto ovviamente non tollereremo limitazioni della libertà di espressione sancita dall’art.21 della Costituzione».
Sono intervenuti anche due senatori Pd: Vincenzo Vita e Bebbe Giulietti (quest’ultimo anche portavoce di Articolo 21). «Chi ha consigliato alla signora Lei di fare “l’ultimo editto di viale Mazzini” decisamente non le vuole bene, o forse opera scientemente per accompagnarla al più presto fuori dagli uffici della direzione generale. Che senso ha, invitare i dipendenti a non intervenire sui social network e a non commentare le vicende aziendali? Qualunque sia stata la motivazione, in questo contesto, ha solo il sapore della intimidazione, della censura, della provocazione. Ci auguriamo che il prossimo gruppo dirigente vorrà, come primo atto, ritirare queste circolari e riaprire le porte a quanti sono già stati esclusi o ridotti al silenzio, giornalisti, dirigenti, amministrativi o precari che siano».
Qualunque strategia sia stata sottesa, possiamo affermare che la Lei non ne esce bene. Potrebbe sembrare quasi una pubblicità indiretta al prossimo dg Gubitosi.

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