La Francia investe mezzo miliardo di euro nell’informazione

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La Francia ha investito mezzo miliardo di euro nella stampa e nell’informazione. Le tabelle e i numeri riportati dall’ultimo documento del dipartimento Editoria della presidenza del consiglio dei ministri inchiodano alla realtà. Parigi ha sborsato una somma importante per sostenere, nell’anno della pandemia, un settore decisivo e importante per l’architettura democratica dello Stato. E infligge l’ennesimo colpo di realtà alla bugia più duratura e odiosa di sempre. E cioé che solo in Italia lo Stato sostiene i giornali. Come se ciò fosse un’intollerabile scelta di casta e non una precisa scelta economica e istituzionale.

Mezzo miliardo di euro per l’informazione in Francia, dunque. Per la precisione, 515 milioni. Nello specifico, i dati prevedono. Per quanto riguarda i contributi pubblici, l’investimento da 39,3 milioni per contributi diretti alla distribuzione. A cui si affiancano ulteriori 23,2 milioni per il pluralismo. Infine, l’investimento da 55 milioni e mezzo per contributi alla modernizzazione.

Per quanto riguarda i contributi indiretti, al momento da Parigi sono disponibili solo i dati relativi agli aiuti per Agence France-Presse. Per una somma pari a ben 135 milioni di euro. Il “grosso” dell’investimento transalpino nella stampa è nelle misure economiche di sostegno a contrasto dei danni derivanti dalla pandemia Covid. In particolar modo, Parigi ha stanziato 106 milioni per misure a favore della distribuzione e degli attori del settore più colpiti, nel contesto del piano France Relance. Inoltre dal governo sono stati stanziati 156 milioni in seguito al fallimento della società editoriale Presstalis. In tutto 515 milioni, più di mezzo miliardo di euro. A fronte degli investimenti previsti e compiuti nel 2019 che pure erano rilevantissimi. Oltre 394 milioni di euro.

Finita qui? Manco per idea. Per il biennio 2021-22 la Francia ha potenziato le risorse a disposizione del settore. Sia a tutela del pluralismo che per la modernizzazione del settore. Il fondo strategico per lo sviluppo alla stampa è stato portato a 45 milioni, a cui vanno aggiunti altri 5 milioni stanziati dalla legge di bilancio. In due anni, dunque, saranno stanziati 50 milioni, 25 per annualità. A questa somma vanno aggiunti altri sei milioni per garantire il pluralismo, due destinati alle testate dei cosiddetti territori d’oltre mare e quattro ai servizi di stampa online.

Ma c’è ancora tanto altro. Il piano di trasformazione dell’editoria – che coinvolge in prima battuta le tipografie, specialmente quelle a carattere regionale – sono stati investiti 18 milioni di euro. Altri dodici milioni saranno investiti per modernizzare “gli organismi” per la diffusione della stampa, distributori e rete di vendita.

Inoltre, il governo ha messo a disposizione 19 milioni per sussidi straordinari alla stampa specializzata e indipendente, altri otto a favore degli editori politici colpiti dal fallimento Presstalis. Altri tre milioni di sussidi, inoltre, ancora alle testate d’oltremare. Infine, 36 milioni finanzieranno il fondo per il contrasto alla precarietà del settore e saranno utilizzati in due anni.

Infine, sarà previsto un credito d’imposta – per un importo totale di risorse stimate in 60 milioni di euro – per chi sottoscriverà abbonamenti alla stampa di informazione politica e generalista.

Va inoltre considerato il regime fiscale a cui sono sottoposti i giornali in Francia. L’aliquota Iva è appena al 2,1%, sia su prodotti stampati che digitali. I distributori inoltre sono esonerati dalla contribuzione economica territoriale, sono previste misure che consentono di detrarre fiscalmente gli investimenti effettuati sui giornali. E, inoltre la riduzione delle imposte per chi dona risorse ai giornali o decide di entrare all’interno del capitale sociale delle imprese editrici di giornale. La stima, secondo la presidenza del consiglio dei ministri, è di circa 190 milioni. Da aggiungere al mezzo miliardo di euro che la  Francia destina ai suoi giornali.

Alla faccia dei demagoghi che, per anni, hanno diffuso odio e fake news. Con il preciso scopo di indebolire la stampa, di screditarla e di conquistare – evidentemente – posticini di potere.

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