La Fondazione Montanelli: “Rimozione statua offensiva per l’uomo e insulto a città di Milano”

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La richiesta di rimozione della statua dedicata al giornalista Indro Montanelli solleva reazioni, tra queste anche quella della Fondazione a lui dedicata. In una lettera-appello, il presidente Alberto Malvolti ha chiesto ai sindaci di Fucecchio (Fi) e di Milano, Alessio Spinelli e Beppe Sala, di rifiutare le iniziative tese a rimuovere i monumenti dedicati al grande giornalista.

“E’ da ieri che, ancora una volta, si sta sviluppando un’incredibile e offensiva polemica sulla statua dedicata nel 2006 a Indro Montanelli, il grande giornalista che amava dire: “Tutto ciò che sono lo devo a Fucecchio, tutto quello che sono diventato lo devo a Milano”, in una dichiarazione di affetto e di riconoscenza per le sue due “patrie”. Si tratta di una violenta polemica che deforma rozzamente e in modo strumentale una vicenda mai nascosta da Montanelli e che deve essere giudicata nel contesto storico in cui è avvenuta”.

E ancora: “Le testimonianze lasciate da Montanelli e il contesto storico in cui quei fatti avvennero dimostrano che non ci fu alcuna violenza né tanto meno ci furono atteggiamenti razzisti da parte di Indro, che accettò quel ‘matrimonio’ proposto dalla popolazione locale e celebrato pubblicamente secondo gli usi e i costumi abissini. Razzista fu, semmai, il provvedimento fascista che di lì a poco proibì i matrimoni misti in nome della superiorità della razza bianca”.

Malvolti dunque ha affermato: “Riteniamo che anche il solo ipotizzare la rimozione di Indro sarebbe un’offesa alla memoria del più popolare e apprezzato giornalista italiano del Novecento oltre a rappresentare un insulto alla città di Milano che nel giornalista ha sempre riconosciuto un proprio cittadino di cui essere orgogliosa”. Quindi ha proseguito: “Non è la prima volta che, con una visione distorta della storia e alla luce di un singolo avvenimento, si accusa un uomo che attraverso decine di libri e decine di migliaia di articoli, ha speso una lunga esistenza a raccontare vicende, costumi, personaggi dell’Italia e del mondo divenendo un modello di scrittura giornalistica universalmente riconosciuto”.

Dunque ha concluso: “Un uomo che con i suoi scritti è stato il testimone del ventesimo secolo e si è battuto sempre per la libertà e l’indipendenza della propria professione è ora preso a bersaglio per una vicenda della sua giovinezza, deformata e strumentalizzata ingiustamente”.

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