Ieri, nel corso di un’audizione in Commissione giustizia alla Camera, i vertici della Fieg hanno bocciato il disegno di legge del Governo sulle intercettazioni perché “comporta una decisa restrizione nell’ambito della cronaca giudiziaria”. Una restrizione “non giustificata né proporzionata all’obbiettivo dichiarato di tutelare la riservatezza dei cittadini” e anche in controtendenza verso il resto d’Europa.
Due i punti definiti assolutamente “inaccettabili”: il divieto assoluto di rilevare contenuti relativi alle indagini preliminari in corso e l’invasività delle sanzioni pecuniarie (da un minimo di 25.800 ad un massimo di 465.000 euro) minacciate alle imprese editrici in caso di pubblicazione arbitraria di atti, anche non segreti, delle inchieste penali. Il dito degli editori è puntato, inoltre, contro la decisione del Governo di prevedere il carcere per i giornalisti e di non consentire che il reato venga estinto con il pagamento di un’ammenda.
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