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LA DIFFERENZA DI REGIME DELL’IVA DEI PRODOTTI EDITORIALI DIGITALI IN EUROPA

La maggior parte degli Stati membri dell’UE applicano aliquote IVA ridotte rispetto alle tradizionali pubblicazioni cartacee, libri e giornali. Questo è legato dal principio che tali materiali siano un contributo vitale per la società culturale ed educativo. Anche se questo sconto non è consentito dalla normativa IVA strettamente europea, grazie a singole le direttive, sono previste deroghe temporanee.
La direttiva europea 2006/112/CE prevede (art. 357 e successivi) un regime IVA speciale dei servizi forniti per via elettronica, e cioè in pratica l’IVA del paese origine, valido fino al 31 dicembre 2006. Successivamente la direttiva europa 2008/8/CE ha prorogato questo termine al 31 dicembre 2014. Pertanto dal 1° gennaio 2015 a livello UE per tutti i servizi forniti per via elettronica (non solo prodotti editoriali digitali) si passerà al regime IVA tradizionale, cioè del paese destinatario.

I giornali online francesi, visitati almeno una volta al mese da 20 milioni di utenti, beneficiano solo marginalmente del meccanismo di ridistribuzione del valore che si genera su internet. La gran parte dei ricavi, infatti, è appannaggio di fornitori d’accesso alla rete, portali d’informazione, motori di ricerca e produttori di pc e device. Per questo il Sindacato nazionale della stampa quotidiana francese (Spqn) ha proposto l’introduzione di una tassa a carico di queste aziende, che garantirebbe agli editori fra i 140 e i 150 milioni di euro all’anno. L’idea, secondo Le Figaro, è quella di remunerare i contenuti della stampa quotidiana online sulla base del loro contributo al valore generato dall’acquisto dei dispositivi, siano essi pc, smartphone, o tablet, sia per il loro contributo al valore degli abbonamenti a internet. Contemporaneamente, il sindacato che riunisce gli editori transalpini ha avanzato anche la richiesta di ridurre l’Iva al 2,1% per i prodotti editoriali online, adeguando l’imposizione fiscale a quella già esistente dei quotidiani cartacei. Argomento peraltro sentito anche in Italia, dove la vendita di giornali digitali è soggetta a un regime di Iva al 21%, mentre quella dei prodotti cartacei è al 4%.

In Italia, giace alla Commissione IX Trasporti della Camera la proposta di legge C. 4891 “Disposizioni per lo sviluppo dei servizi elettronici e digitali” presentata tra gli altri da Paolo Gentiloni (PD) e Roberto Rao (Terzo polo). Importante novità della proposta di legge C. 4891 è l’IVA agevolata del 10 per cento sulle transazioni commerciali effettuate attraverso la rete internet. Il provvedimento, però, mantiene ferma l’aliquota del 4 per cento sulle cessioni aventi ad oggetto i prodotti editoriali effettuate attraverso la rete internet e anche ove tali beni siano ceduti in formato elettronico (ad es. gli e-books). La norma sembrerebbe volta ad eliminare la disparità di trattamento oggi vigente tra i prodotti editoriali venduti presso la rete fisica – che godono dell’IVA agevolata al 4 per cento – e i medesimi prodotti venduti attraverso la rete internet che, ove ceduti in formato elettronico, sono soggetti ad aliquote più elevate.

In Lussemburgo l’aliquota per prodotti editoriali digitali, ad esempio quelli venduti tramite Amazon o Apple è passata dal 15% al 3% dal 1 gennaio 2012, grazie ad una Circolare del Ministero delle Finanze lussemburghese (n°756), rendendo di fatto l’aliquota più bassa di tutto il carrozzone europeo, attirando quindi aziende come Amazon, Netflix e Skype che possono fornire i loro servizi elettronici in tutto il continente beneficiando di aliquote agevolate.

Di seguito sono riportati esempi delle diverse aliquote fiscali:

Belgio : editoria stampata 6% – editoria elettronica 21%

Germania: editoria stampata 7% – editoria elettronica 19%

Irlanda : editoria stampata 0% – editoria elettronica 21%

Spagna: editoria stampata 4% – editoria elettronica 18%

Regno Unito: editoria stampata 0% – editoria elettronica 20%

Ora, con una più che concreta prospettiva di poter vendere in Italia, se il governo vuole fare un provvedimento di sostegno per l’editoria italiana, abbattere l’aliquota IVA sui prodotti digitali sarebbe una buona scelta per tutto il comparto.

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