Editoria

La bagarre tra Feltri e Crimi, “galeotto” fu l’ennesimo titolo

Il Movimento Cinque Stelle cambia pelle ogni volta che Feltri fa un titolo; finito il tempo dei vaffanculo di qui e di là, delle battute sui disabili, dei down come ragni, delle urla e degli strepiti; la, al tempo vaffanculante, massa grillina diventa benpensante, corretta politicamente, ghette di moralismo ai piedi, accenti da gentleman, bombette e pochette.

Un titolo provocatorio come quello di Libero diventa quindi la ragione per alzare alla luna il glabro ed indicare la strada diritta agli oramai conformati adepti di una setta una volta alternativa; l’indignazione prende spazio nei cuori puri dei pentastellati che arringano alle folle disciplinate, indicando la giusta strada: basta con questi titoli indegni, leggere l’articolo no, troppa fatica, Crimi & Co., deposta la mazzetta di iphone e ipad, inviati numerosi tweet, esaurite le dirette facebook, andando e tornando da Capo nord in macchina, non possono perdere tempo con inutili ed improvvide letture.

Esaurite le considerazioni personali, le censure di ordine morale dovute a anni e anni di duro sgobbo su facebook i governanti a tante stelle riprendono il ruolo delle altissime istituzioni che rappresentano; tanto lo dice il socio, per cambiare ruolo basta cambiare felpa. Ed indossato il felpone, a doppio petto, del nuovo ministero di cultura popolare il sottosegretario Crimi comunica che basta così a Libero non va più un euro. Scritto il titolo, chiuso il giornale. La legge, casomai, la cambiano dopo. Ma Feltri è coriaceo, ricordate un vecchio signore chiamato Guareschi, per i più, Giovannino? A lui gente migliore di questa non chiuse il giornale, lo rinchiuse in carcere. Lui è passato alla storia, dei suoi inquisitori non c’è traccia. Il tempo è galantuomo.

Enzo Ghionni

Ivan Zambardino

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