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ITALIA ALL’AVANGUARDIA IN EUROPA, PER LA TRANSIZIONE AL DIGITALE MA RESTA L’INCOGNITA FREQUENZE

Negli Stati Uniti la transizione al digitale terrestre è durata una notte, in Italia, invece, è stata scelta la strategia “a macchia di leopardo” che si completerà nel 2012, con il passaggio della Sicilia e Calabria. Il modello italiano comprende anche task force regionali, passaggio anticipato di Rai 2 e Rete 4 (ieri mattina è avvenuto a Napoli e in 251 comuni della Campania), contributo statale per le fasce deboli erogato a 926mila famiglie, call center che hanno assistito 500mila cittadini, campagne di comunicazione.
Ma c’è ancora un problema irrisolto che le tv locali non perdono occasione per ricordare. Maurizio Giunco, presidente Frt, ha più volte, infatti, denunciato “la mancata soluzione della numerazione dei canali, con più canali in conflitto per la stessa posizione nella lista, a danno delle tv e degli utenti”. Questo, a fronte dei 700 milioni di euro investiti dall’emittenza locale nel digitale. Nell’area Torino-Cuneo sono undici canali in conflitto per il posto numero dieci.
Ma non è tutto. Manca ancora un Piano nazionale di assegnazione delle frequenze che determini quali saranno le cinque frequenze da assegnare con “gara”, come promesso all’Ue, a partire dalla regioni digitali. Tali frequenze rischiano di essere le meno appetibili. I decoder che arrivano in Italia, inoltre, a volte sono “tarati” per paesi dove il numero delle reti nazionali è minore. L’assetto del sistema, infine, fa sì che solo Rai e Mediaset sperimentino l’Hd e che, senza limite di legge al numero di reti, quello del 20% dei programmi si presti ad essere “aggirato”.

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