Gli editori e i giornalisti italiani si appellano al presidente della Repubblica, al Parlamento, alle forze politiche e sociali e all’opinione pubblica affinché venga evitata la riforma della disciplina sulle intercettazioni, contenuta nel ddl del governo che ha già ricevuto un primo sì dalla Camera, che costituisce “un’evidente e palese compressione dei valori della libertà di stampa riconducibili all’articolo 21 della Costituzione”.
“La Fieg e la Fnsi – si legge in una nota congiunta – si uniscono nel denunciare al Parlamento e al Paese la gravissima limitazione del diritto di cronaca prevista dal disegno di legge del ministro Alfano in materia di intercettazioni approvato ieri dalla Commissione giustizia della Camera. Le disposizioni in esso contenute colpiscono duramente giornalisti ed editori, imponendo loro il silenzio totale sulle indagini e sui loro sviluppi, anche quando non sussiste il segreto istruttorio. L’effetto è quello di impedire ai cittadini e all’opinione pubblica di conoscere fatti rilevanti della vita pubblica quali appunto le notizie sugli atti di indagine, non segreti. Se il disegno di legge dovesse essere approvato dal Parlamento, il divieto duramente sanzionato costituirebbe una autentica “pietra tombale” della cronaca giudiziaria”.
Gli editori e i giornalisti “concordano sulla necessità di norme a tutela della riservatezza delle persone ma non possono accettare sanzioni fuori luogo rispetto al bene da tutelare ed estranee ad ogni principio di responsabilità. Gli editori e i giornalisti italiani si appellano al Presidente della Repubblica, al Parlamento, alle forze politiche e sociali e all’opinione pubblica affinché vengano evitate nel nostro ordinamento norme che costituiscono un’evidente e palese compressione dei valori della libertà di stampa riconducibili all’articolo 21 della Costituzione”.
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