Il presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno difende a spada tratta il ddl intercettazioni nell’aula di Montecitorio, ma sull’impossibilità per i giornalisti di poter scrivere qualsiasi cosa sugli atti fino alla fine delle indagini preliminari, chiede che si apra una riflessione. “Io credo – spiega Giulia Bongiorno – che se le indagini si dilatano nel tempo: se gli atti non sono più coperti da segreto; e se c’é un reale interesse della collettività a sapere, si potrebbe provare a riflettere sulla possibilità che la stampa dia notizia del contenuto o del riassunto di atti non più coperti dal segreto”.
A parte questa riflessione che offre all’aula per vedere di arrivare ad una soluzione che garantisca il rispetto della privacy il diritto di cronaca, Giulia Bongiorno sostiene con forza il ddl del governo. E, in qualità di relatore, definisce la riforma del sistema delle intercettazioni “equilibrata” e “necessaria”. Ricorda l’importanza di prevedere i gravi indizi di colpevolezza per poter richiedere le intercettazioni e illustra nel dettaglio ogni misura contenuta nel testo. In particolare ricorda il tetto di spesa previsto per le intercettazioni con un emendamento dell’Udc approvato in Commissione e, a proposito dell’emendamento firmato da Deborah Bergamini (Pdl) che prevede il carcere per i giornalisti, sottolinea come riguardi esclusivamente “le intercettazioni che dovevano essere distrutte”. Ma, la stessa maggioranza, ha chiesto che in alternativa al carcere venga inserita anche la possibilità di pagare una sanzione, come risulta dai pareri della Commissione cultura della Camera.
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