Come scrive Liana Milella sul quotidiano La Repubblica, chi registrerà una conversazione e la renderà pubblica rischierà da sei mesi a 4 anni di carcere. E i magistrati avranno tre mesi di tempo per chiudere le indagini e decidere quali provvedimenti assumere, pena il pericolo di un’avocazione. Come spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro, anche per i giudici il provvedimento rischia di avere effetti pesanti, «perché non saranno liberi come adesso nel contestare e contrastare le richieste dei pm»:
«C’è un’altra mina vagante sulle toghe perché Ncd, col vice Guardasigilli Enrico Costa, porta i dati – 600 milioni di euro dal 1992 e 20,8 milioni nei primi 7 mesi del 2015 – per le ingiuste detenzioni sancite dalla Cassazione per le quali vorrebbe un’automatica trasmissione ai titolari dell’azione disciplinare.
Tra mercoledì e giovedì il testo sarà votato in prima lettura dalla Camera. L’Associazione nazionale magistrati ha già protestato contro il provvedimento, accusando «una politica che crede di compiacere il populismo penale dandogli in pasto le frattaglie di qualche inutile aumento delle pene» (su furti e rapine, ndr). In Aula i tempi saranno contingentati: per tutti i gruppi, in totale, ci saranno 12 ore e 30 minuti e gli emendamenti non mancano certo.
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