Editoria

Insulti alla stampa. I Cinque Stelle: “Ora nuove leggi”. Giornalisti domani in piazza in tutta Italia

Prima gli insulti ai giornalisti, ora la volontà di approvare nuove leggi sull’editoria. Il Movimento Cinque Stelle fa quadrato contro la categoria e di retromarce per il momento neanche l’ombra. Intanto per martedì 13 novembre la Federazione nazionale della Stampa ha indetto manifestazioni in tutta Italia.

Movimento Cinque Stelle. Dopo gli insulti di Di Maio e Di Battista e lo stesso vicepremier (tra l’altro giornalista pubblicista e per il quale l’Ordine della Campania ha già provveduto a trasmettere al Consiglio di disciplina regionale gli atti relativi alle sue dichiarazioni post-assoluzione del sindaco di Roma, ndr) a ritornare sui “detestati giornalisti“.

“Il gioco ora è esaltare la Lega e dipingere noi come appestati. Vogliono far saltare il governo, ma non abbocchiamo” – ha dichiarato Di Maio intervenendo a “Non è l’Arena” di Massimo Giletti.

Quasi in contemporanea il portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, dagli studi di Fabio Fazio ritiene che “gli insulti sono quasi educativi”, e il Ministro Alfonso Bonafede da 1/2 ora in più su Raitre assicura che oltre ai tagli ai finanziamenti per la stampa “ci sarà anche una legge sul conflitto di interessi, e una parte riguarderà l’editoria”.

Sulla vicenda arrivano anche le dichiarazioni del sottosegretario agli Esteri del M5S Manlio Di Stefano: “Occorre abolire il finanziamento pubblico all’editoria: troppi giornali sono ormai m chiaro conflitto di interessi e per decenni hanno preso milioni di soldi tramite le tasse dei cittadini, per poi fare propaganda politica per i loro editori tesserati e proprietari di partiti politici”.

Nemmeno il giornalista Gianluigi Paragone, oggi senatore grillino, si spende granché in difesa dei colleghi, anzi: “Nel giornalismo ci sono tante puttane e ancor più sputtanati, grandi firme in transito dall’estrema sinistra ai salotti del capitalismo”.

Lega. L’unico del governo che spende due parole buone è il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Siamo signori e i giornalisti ci stanno simpatici anche perché ci trattano bene”. Ma è ironico.

Zingaretti. A schierarsi in difesa della libertà di stampa è Nicola Zingaretti, vittima a suo tempo degli attacchi grillini. «Chiedete scusa e per cortesia vergognatevi per la vostra aggressività questa volta nei confronti dei giornalisti, siete stai voi che anche a Roma, in occasione dell’avvio di qualsiasi indagine giudiziaria vi siete comportati come iene feroci calpestando la normale dialettica politica e aggredendo con violenza inaudita tutti coloro che erano anche solo oggetto di inchieste con squallide conferenze stampa e sceneggiate», scrive il governatore del Lazio.

Federazione Nazionale della Stampa. “Gli insulti e le minacce di Di Maio e Di Battista non sono solo l’assalto a una categoria ma il tentativo di scardinare l’articolo 21 della Costituzione”. Per il presidente dell’Ordine Cario Verna gli insulti di Di Maio sono “incompatibili col ruolo di ministro”.

Ivan Zambardino

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