Riforma Inpgi, il Governo si spacca

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Il Governo si spacca durante i lavori del CdA dell’Inpgi. In violazione dei giudicati costituzionali e della giurisprudenza costante della Cassazione civile, la manovra di aggiustamento del bilancio è passata con 9 sì (otto voti sono espressione della maggioranza della Fnsi + l’uomo di Palazzo Chigi Andrea Mancinelli), due no (Punto e a capo-INPGI FUTURO), l’astensione della rappresentante del Ministero del Lavoro, l’economista Fiorella Kostoris, che ha bocciato come “anticostituzionale” il prelievo sulle pensioni (definito pomposamente “contributo straordinario di partecipazione al riequilibrio finanziario della gestione previdenziale”,che avrà una durata temporanea di 5 anni dalla data di approvazione dei Ministeri vigilanti). Assenti i due rappresentanti della Fieg. Franco Abruzzo (presidente di Unpit) ha dichiarato: “La battaglia comincia ora. I pensionati non si lasceranno massacrare da sedicenti Robin Hood. Ci saranno risvolti in tutte le sedi. I giornalisti pensionati frattanto farebbero bene ad abbandonare in massa la Fnsi, un sindacato che ha fatto fallire il Fondo ex fissa e che ora taglia gli assegni di quiescenza”. Fiorella Kostoris ha semplicemente ignorato un parere (a-giuridico) pro-prelievo di 45 righe firmato dal direttore generale dell’ente Mimma Iorio, di cui non si ricordano studi teorici in materia. Per Mimma Iorio Parlamento, Cassazione e Consulta non contano e possono essere scavalcati. “Il taglio dell’assegno non può passare da un atto amministrativo” ha scritto la Cassazione. Ora si pone il problema di rottomare, con Camporese, anche Mimma Iorio. E in fretta. Camporese e Iorio hanno varato una mossa (ispirata da Robin Hood) che non ha precedenti nella storia amministrativa dello Stato italiano. Tito Boeri ha problemi seri all’Inps, ma non ha mai teorizzato interventi “modello Inpgi”. Questa circostanza non avrebbe dovuto far riflettere il Cda della Fondazione dei giornalisti? L’Inpgi non è ente sostitutivo dell’Inps? Il bisogno di quattrini non giustifica una delibera illecita e illegittima, che introduce un precedente tale da distruggere potenzialmente lo Stato di diritto. Con il risultato che oggi i pensionati Inpgi sono discriminati rispetto ai pensionati Inps, subendo un prelievo generalizzato sugli assegni da 6001 euro a 91mila. Chi prende di più incappa nella legge Letta 147/2013 (che prevede prelievi del 6, 12 e 18% secondo gli scaglioni di reddito). Le pensioni medio-alte sono senza perequazione da almeno 4 anni. I giornalisti pensionati hanno già dato all’Inpgi almeno 20 mln di euro. Non bastano? Perché nessuno parla di questi sacrifici?

Ed ecco la cronaca della giornata. I consiglieri Andrea Camporese, Paolo Serventi Longhi, Raffaele Lorusso, Silvia Garambois, Marina Macellooni, Giusepppe Marzano, Edmondo Rho, Claudio Scarinzi e Andrea Mancinelli (designato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) hanno dato l’OK alla manovra. In sostanza hanno dato il disco verde, come detto, otto esponenti della maggioranza (Gruppo di Fiesole/Nuova Informazione) che governa la Fnsi, un sindacato che si regge sui contributi annuali dell’Inpgi (2.166.964 euro nel 2015) e della Casagit (1 milione di euro circa). Della maggioranza fanno parte Rho (ex Quarto potere) e Scarinzi (Stampa democratica). Carlo Chianura e Silvana Mazzocchi (Punto e capo-INPGI FUTURO) hanno votato NO. Roberto Carella era assente. Erano assenti anche gli esponenti della Fieg, Fabrizio Carotti (vicepresidente) e Francesco Cipriani.

Nel corso della riunione la maggioranza di sinistra (quale?) ha messo a segno il colpo di stato contro i pensionati, che vengono rapinati con la complicità convinta della Fnsi che dovrebbe, invece, difenderli. Lo scenario nel frattempo è diventato drammatico: il Cda dovrà smobiliterà titoli per 98 milioni (e siamo a 300 milioni negli ultimi 4 anni). Il Governo non può non intervenire nominando un commissario, che avvii il salvataggio e il trasferimento della Fondazione “dentro” l’Inps. Ormai non c’è altra soluzione come emerge dallo studio attuariale di 54 pagine consegnato oggi ai consiglieri dell’ente. Ha scritto Ernesto Auci: “Al buco di bilancio si è potuto far fronte solo con una plusvalenza fittizia realizzata con il passaggio di immobili di proprietà dell’ente ad un apposito fondo di gestione di cui l’Istituto detiene le quote. Insomma una operazione di ingegneria finanziaria che solo sulla carta elimina il pauroso buco di bilancio”. Anche su questo fronte bisogna far chiarezza in fretta.

fonte: www.francoabruzzo.it

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