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INPGI: FREELANCE PAGATI POCO. PENSIONI A RISCHIO

In Italia ci sono sempre più liberi professionisti e collaboratori, nel settore giornalistico, ma guadagnano poco. Di conseguenza rischiano, un domani, un trattamento pensionistico «inadeguato». Lo denunciano Maurizio Andriolo e Tommaso Costantini, rispettivamente vicepresidente e direttore generale dell’Inpgi, in occasione dell’audizione informale in commissione Cultura della Camera sulla proposta di legge per la ‘promozione dell’equità contributiva nel lavoro giornalistico’.

Per Andriolo e Costantini, i giornalisti che svolgono la professione in maniera autonoma sono una categoria «a ridotta retribuzione e ridotta copertura previdenziale». Un problema, visti i numeri. Infatti, i dati dicono che a oggi sono iscritti alla Gestione separata 32.392 giornalisti tra liberi professionisti (21.180) e collaboratori co.co.co (11.212), pari a circa il 33% – un terzo – degli iscritti all’Ordine. Ebbene, «più di un terzo dei liberi professionisti (35%) – aggiungono Andriolo e Costantini – percepisce redditi che non superano i 2.500 euro lordi annui e un altro terzo percepisce redditi tra i 2.500 e i 10.000 euro lordi all’anno». E tra i co.co.co. il fenomeno si acuisce: «Il 38% di loro percepisce reddito che non supera i 2.500 euro».
Ciò vuol dire che «i bassi livelli del reddito complessivo annuale dei freelance costituiscono una evidente causa di copertura pensionistica insufficiente». In primo luogo per loro stessi, in quanto i trattamenti pensionistici erogati dall’Inpgi «oggi si aggirano attorno ai 730 euro lordi l’anno a fronte dei trattamenti per circa 64 mila euro per i giornalisti dipendenti»; in secondo luogo, per l’intero ordine dato che i freelance di oggi non saranno in grado di coprire le spese per i pensionati di domani.
Da qui, rimarcano il vicepresidente e il direttore generale dell’Inpgi, «la necessità che il sistema garantisca prestazioni pensionistiche adeguate ed idonee ad assicurare al lavoratore pensionato un tenore di vita decoroso, così da evitare che anche lo stesso sia costretto a richiedere l’assegno sociale». Serve quindi «l’adozione di una politica adeguata», e in tal senso, concludono Andriolo e Costantini, la proposta di legge per l’equita’ contributiva nel lavoro giornalistico «contribuirebbe in modo concreto a garantire a tutti i freelance un’adeguata retribuzione e a permettere loro di contribuire in modo più significativo alla costruzione del loro futuro pensionistico».

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