E’ una mappa a macchia di leopardo ma anche nel 2008, sia pure tra luci ed ombre, l’Europa si è confermata il bastione della libertà di stampa nel mondo nell’annuale rapporto pubblicato oggi da ‘Reporters Sans Frontieres’ (Rsf). Islanda, Lussemburgo e Norvegia, stando alla nuova graduatoria, sono i paesi più virtuosi con un coefficiente di 1,5. Ma nelle prime 20 posizioni di europei ce ne sono in tutto ben 18, con Nuova Zelanda (coefficiente 3) e Canada (3,33) unici paesi di altri continenti.
Nella classifica di Rsf, un organismo internazionale per la difesa della libertà di stampa, l’Italia è a quota 44 con un coefficiente di 8,42 (nel 2007 era 35/ma con coefficiente 11,25), preceduta dai principali partner della Ue ad eccezione di Polonia, Romania e Bulgaria. Causa di questa situazione, secondo Rsf, sono “il cattivo clima generale, le minacce e le organizzazioni mafiose”. Un po’ come in Spagna (a quota 36 con coefficiente 8), a causa della guerriglia dell’Eta o in Francia (35/ma con 7,67), paese dove polizia e autorità giudiziaria intervengono troppo pesantemente contro le fonti di informazione che i giornalisti cercano di mantenere riservate.
Maglia nera, al 173/mo posto, si conferma l’Etiopia (con coefficiente 97,50). Ma la libertà di stampa è praticamente inesistente anche in paesi come Corea del Nord (penultima), Turkmenistan, Birmania, Cina, Cuba e Iran. Nel rapporto, Rsf sottolinea che non è la ricchezza ma la pace a favorire la circolazione delle notizie ed afferma che i paesi che sono impegnati nella lotta al terrorismo o in un conflitto anche al di fuori dei loro confini anche se tradizionalmente democratici ogni anno vedono erodere i margini di libertà. Stati Uniti (a quota 36) e Israele (a quota 46) sono due esempi significativi, così come lo è la Georgia che per il conflitto in cui è stata implicata con la Russia (141/ma) ha perso vari punti scendendo a quota 120. Rsf afferma anche che, oltre alle dittature, ancche i tabù religiosi e politici condizionano la libertà di espressione. Lo stesso vale per i controlli asfissianti esercitati su Internet in paesi coma Cina e Egitto. Bene invece per certi stati emergenti delle Americhe e dell’Africa come Suriname, Trinidad e Tobago e Namibia.
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