Hoepli è in crisi. Nera. La storica cada editrice, un autentico pilastro del patrimonio culturale nazionale e milanese, ha chiesto la cassa integrazione per tutti e 85 i suoi dipendenti. Per adesso, la durata prevista sarà pari a tredici settimane. Poi si vedrà. Intanto è stata indetta, per il 25 febbraio prossimo, un’assemblea straordinaria degli azionisti. Le voci che girano parlano, con sempre più insistenza, di un progetto di mettere in liquidazione volontaria la società. A quel punto si aprirebbero scenari potenzialmente pericolosi. Sia per i lavoratori che per gli archivi. E nessuno si può permettere che vadano persi i tesori culturali di cui Hoepli è custode.
La vicenda, come riferiscono i sindacati, sarebbe legata anche ai dissidi tra i soci. Uno scontro tutto interno alla famiglia, divisa in due tronconi titolari rispettivamente del 75% e del 25 per cento del capitale sociale. Un clima torrido che avrebbe contribuito a far saltare le trattative, e insieme a loro l’interesse, che era pur sorto da parte di altri importanti case editrici. Come Feltrinelli oppure Mondadori. I lavoratori, dunque, tremano. E i sindacati hanno già fissato un incontro con la proprietà. Che si terrà il 18 febbraio prossimo. Per fare chiarezza e luce sul futuro prossimo venturo che riguarda la Hoepli. “La nostra priorità è la salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro. Chiediamo alle istituzioni, a partire dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia, di monitorare con attenzione la vicenda per evitare lo smembramento di un simbolo della nostra identità culturale”, ha riferito la Uilcom.
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