Editoria

Indagini in prima pagina, assoluzioni in fondo: il problema irrisolto della gogna mediatica

Lo spazio che i giornali dedicano alle indagini e agli arresti è da sempre diverso da quello che dedicano alle sentenze. Soprattutto nell’ipotesi in cui ci siano assoluzioni o archiviazioni. I giornalisti cercano il piacere del lettore e questo coincide troppo spesso con la forca, la gogna e la croce a cui appendere l’altro. D’altronde prima di affollare i teatri e le sale cinematografiche lo spettacolo era l’esecuzione in piazza e il boia l’idolo. Un’immagine estrema, ma che richiama efficacemente la dimensione spettacolare che spesso accompagna la cronaca giudiziaria.

Il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Enrico Costa, ha presentato un disegno di legge che dovrebbe a breve intraprendere il percorso parlamentare sul tema. L’idea è semplice: obbligare i giornali e i mezzi di comunicazione in generale a garantire alle sentenze di assoluzione o di proscioglimento una visibilità analoga a quella riservata alla notizia dell’indagine e delle eventuali misure cautelari. L’effettività di questa misura dovrebbe essere garantita da importanti sanzioni a carico dei mezzi di comunicazione.

Un’idea che teoricamente risponde alla legge del contrappasso, una cura alla pena afflitta preventivamente, o meglio alla “pena mediatica” che spesso precede il giudizio definitivo, ma che sconta un problema di base: la cultura giustizialista che attraversa una parte significativa del sistema dell’informazione italiano e che si sposa benissimo con il desiderio di sangue del popolo.

A questo punto, teoria per teoria, si obblighino i giornalisti a leggere “Il Trattato sulla tolleranza” di Voltaire, in cui viene ripercorsa la storia della famiglia Calas. Ma a nulla servirà se la cultura della maggioranza rimarrà quella dell’occhio per occhio, dente per dente, anche nell’ipotesi in cui l’occhio e il dente strappati siano solo un’ipotesi investigativa.

Enzo Ghionni

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