Categories: Editoria

Indagine Usa sui 200 migliori lavori al mondo: tra gli ultimi posti c’è quello del…giornalista

Il Wall Steet Journal ha pubblicato i dati del “Rapporto Jobs” relativi all’inchiesta realizzata dalla Careercast.com sul mondo delle professioni. I dati sono stati poi comparati con quelli del Ministero del Lavoro americano e delle Agenzie governative. Nel suo studio, Carrercast ha stilato una vera e propria classifica delle 200 migliori professioni del mondo. Notizia appetibilissima, questa, per la testata leader nel settore degli affari e della finanza, che immediatamente ha deciso di diffonderla.
Si scopre così che tra gli impieghi migliori, la palma del vincitore se l’aggiudica il “softwar engineer”, l’ingegnere informatico, che percepisce uno stipendio medio di 88.000 dollari all’anno e ha grandi prospettive di carriera in un settore dato sempre in costante crescita.
Seguono lavori come l’attuario (soprattutto legato all’ambito assicurativo), il manager di risorse umane, l’igienista dentale e il financial planner (pianificatore finanziario).
Bene anche il professore universitario, gli imprenditori e le professioni legate alla salute come audiologi, oculisti e fisioterapisti per la domanda, sempre crescente, delle loro prestazioni, oltretutto molto ben remunerate.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dai lavori peggiori del mondo.
Fanalino di coda, al 200° posto, figura il taglialegna a causa della pericolosità e dello sforzo fisico che questa attività richiede.
Al penultimo posto si colloca l’allevatore di bestiame da latte, altro lavoro pesantissimo da punto di vista fisico e per le ore di lavoro che richiede, preceduto, nell’ordine, dai militari, dai lavoratori impiegati sulle piattaforme petrolifere e…udite, udite: dal giornalista.
Sì, il mestiere “dell’informazione” si piazza 196° su 200, ed è una classifica determinata dal livello di stress accumulato, dalle ore di lavoro, sempre più in continuo aumento, e da una parallela…diminuzione della retribuzione.
Come ha sottolineato dall’editore Tony Lee al Wall Steet Journal, il mestiere di giornalista, un tempo ambito, oggi non sembra avere più prospettive di carriera e i compensi si sono ridotti moltissimo.
“E’ bene che i giovani universitari, intenzionati a fare questo lavoro, lo sappiano – aggiunge Lee – oggi, chi svolge questa attività, lo fa affrontando grandi sacrifici e tanti disagi, in un settore, come quello dell’editoria, che patisce la mancanza di finanziamenti, le gravi perdite pubblicitarie e il calo delle vendite”.
Come dire: ragazzi, se volete fare i giornalisti, pensateci su perché la strada è tutta in salita…

editoriatv

Recent Posts

ISSN e ISBN: cosa sono, a cosa servono e quando diventano indispensabili per chi pubblica

Una guida pratica per orientarsi tra codici editoriali, distribuzione e agevolazioni fiscali. Primo di tre…

6 ore ago

Sanzionati dall’Autorità i bagarini telematici

Quattro milioni di euro di sanzioni e un mercato che non scompare: il paradosso del…

1 giorno ago

La pirateria ghermisce i libri: i danni dell’Ai e il caso copyright

La pirateria ghermisce pure i libri. E no, non c’entrano le vicissitudini del Corsaro Nero,…

2 giorni ago

Referendum, il caso Articolo 21: il ministro Roccella strattona il Cnog

Il referendum fa litigare il ministro alla Famiglia Eugenia Roccella e il Cnog, “accusato” di…

3 giorni ago

Edicole in crisi, la visione dell’Anci: “Sì al ddl ma c’è ancora da fare”

L’Anci si impegna per sostenere le edicole. Dopo i dati, disastrosi, relativi ai chioschi, è…

3 giorni ago

Edicole in via d’estinzione: in vent’anni perso il 43% delle attività

Edicole in via d’estinzione: lo attestano i numeri. Uno studio Stampa Romana e Data Media…

4 giorni ago