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In Turchia al varo nuova legge su contenuti internet. Si va verso un clamoroso giro di vite

Nuova iniziativa in Turchia per rafforzare i controlli del governo su internet, con un emendamento presentato dal partito di maggioranza che affida all’autorità per le comunicazioni maggiori poteri di monitoraggio degli utenti e di blocco dei siti web. In base alla modifica della legge in vigore, proposta in parlamento dal Partito per la giustizia e lo sviluppo Akp, l’authority TIB potrà bloccare siti internet “per proteggere la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico e per prevenire reati” senza necessità di una pronuncia di un giudice. I provider avranno quattro ore di tempo per bloccare i siti o rimuovere i contenuti sotto accusa. Inoltre gli emendamenti consentiranno alla Tib di monitorare quali utenti visitano quali siti e di conservare le informazio0ni fino a due anni. Finora solo i provider dovevano conservare le informazioni e l’autorità poteva ottener le solo su mandato di un giudice o nell’ambito di un’inchiesta penale. La proposta ha causato non poche perplessità, all’indomani del forum su internet sponsorizzato dall’Onu che si è tenuto a Istanbul ed è stato boicottato da varie organizzazioni per la difesa dei diritti. Inoltre le nuove norme sono sotto accusa anche per la loro ambiguità. “Il presidente della TIB, che non è sottoposto ad alcuna responsabilità legale, può far chiudere tutti i siti che vuole affermando che minacciano l’ordine pubblico” ha scritto su Twitter Kerem Altiparmak, esperto di libertà su internet dell’università di Ankara. Sabato la Tib ha bloccato la piattaforma editoriale online ISSUU dopo che una rivista svedese ha pubblicato la foto del consigliere del presidente Recep Tayyip Erdogan, Yusuf Yerkel, che prende a calci un manifestante a maggio, dopo la tragedia mineraria di Soma. A febbraio l’AKP aveva già fatto approvare un legge che rafforza il controllo pubblico su internet, sollevando un’ondata di proteste sia in patria che all’estero. A marzo il governo ha bloccato Twitter e YouTube dopo la diffusione sui due social media di intercettazioni che implicavano l’allora premier e oggi presidente Erdogan e la sua famiglia in uno scandalo di corruzione. (fonte Afp)

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