E se i giornali locali scomparissero? Uno studio in Francia rivela i pericoli per la democrazia
In Francia il dibattito sull’intelligenza artificiale nell’editoria non è più teorico. Dopo anni nei quali l’AI veniva presentata soprattutto come uno strumento capace di aiutare i giornalisti nelle ricerche, nelle traduzioni o nella sintesi dei documenti, cominciano a emergere casi nei quali l’automazione viene collegata direttamente alla soppressione o alla trasformazione di posti di lavoro. Il fenomeno riguarda soprattutto i mestieri meno visibili al lettore ma fondamentali nella produzione di un giornale: correttori, revisori, segretari di redazione, impaginatori ed editor. È proprio questa la tesi al centro dell’inchiesta pubblicata da Mediapart il 22 settembre, secondo cui l’AI generativa starebbe iniziando a colpire funzioni editoriali considerate fino a poco tempo fa relativamente protette. La ricerca sulle altre testate francesi mostra che i casi concreti esistono già e che il confronto sindacale si sta facendo molto duro.
Uno degli esempi più chiari è quello di Le Point. Nel 2025 il settimanale ha avviato un piano sociale che prevedeva 58 soppressioni di posti e il servizio di correzione è stato tra i più colpiti: da 18 persone sarebbe stato ridotto drasticamente, fino alla sostanziale scomparsa della struttura tradizionale, mentre venivano introdotti strumenti di intelligenza artificiale e nuove figure di “revisori esperti-supervisori IA”. La logica è significativa: il lavoro non scompare completamente, ma viene trasformato da attività professionale di correzione e revisione a supervisione di un processo automatizzato. Per i dipendenti e i sindacati il rischio è evidente: meno persone, più controllo delle macchine e una possibile perdita di qualità editoriale.
Ancora più esplicito è il caso di Infopro Digital, gruppo che pubblica testate specializzate come La Gazette des communes, Le Moniteur, L’Usine Nouvelle, LSA e L’Argus de l’assurance. Nel maggio 2026 la direzione ha annunciato la soppressione dei posti di 19 giornalisti-segretari di redazione in CDI, prevedendo la creazione di appena cinque posti di chef d’édition chiamati a lavorare con l’intelligenza artificiale su un totale di 26 testate. I sindacati hanno accusato apertamente l’azienda di utilizzare l’AI come giustificazione per il piano di riduzione del personale, sottolineando che il gruppo disponeva di margini economici rilevanti.
Il caso Infopro è diventato anche una battaglia legale e sindacale. Il 18 settembre il Syndicat national des journalistes ha salutato una decisione del tribunale di Créteil come un risultato importante contro la possibilità per le aziende di introdurre l’AI senza una vera procedura di informazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori. Il SNJ sostiene che l’introduzione dell’intelligenza artificiale possa modificare profondamente mansioni, carichi di lavoro, responsabilità e prospettive occupazionali e debba quindi essere trattata come una vera trasformazione tecnologica dell’organizzazione del lavoro, non come un semplice aggiornamento software.
Anche EBRA, uno dei principali gruppi della stampa regionale francese, è al centro delle preoccupazioni. Il gruppo ha annunciato un piano di partenze volontarie che punta a ridurre di circa il 10% gli organici, con 400 posti su 3.200 interessati, mentre parallelamente aumenta il ricorso all’intelligenza artificiale. Il SNJ ha denunciato in particolare il rischio per i segretari di redazione, sostenendo che il lavoro editoriale possa essere progressivamente trasformato in una semplice funzione di supervisione di testi corretti, riscritti o modificati dall’AI.
Il quadro è più ampio dei singoli casi. Secondo un conteggio dell’intersindacale dei lavoratori dell’informazione citato da Le Monde, dall’inizio del 2026 sarebbero già stati soppressi o messi a rischio 1.331 posti nei media francesi. È impossibile attribuire tutta questa riduzione direttamente all’intelligenza artificiale: la stampa francese soffre da anni per il calo delle copie, della pubblicità e dei ricavi digitali. Ma Le Monde osserva che il legame tra alcuni piani e la diffusione dell’AI è ormai difficile da ignorare, soprattutto nei casi di Le Point e Infopro Digital.
Non tutte le redazioni, però, stanno seguendo la stessa strada. Le Figaro, per esempio, ha adottato una carta sull’intelligenza artificiale nella quale afferma esplicitamente che l’AI generativa non deve sostituire il lavoro di scrittura, inchiesta, analisi o opinione dei giornalisti e che nessun articolo verrà pubblicato come prodotto direttamente da un sistema generativo. Allo stesso tempo il quotidiano ammette l’utilizzo dell’AI come strumento di supporto per ricerche, sintesi, traduzioni, infografiche, titolazione, correzione e impaginazione. L’AFP mantiene una posizione simile: considera l’AI utile per aiutare i giornalisti, ma dichiara di non pubblicare contenuti direttamente generati dall’intelligenza artificiale, né testi né immagini.
La Francia mostra quindi due modelli che stanno iniziando a confrontarsi. Da una parte l’AI viene utilizzata come strumento di assistenza, mantenendo la responsabilità editoriale e il lavoro giornalistico al centro; dall’altra viene inserita in processi di ristrutturazione nei quali alcune professioni vengono ridotte e trasformate in attività di supervisione delle macchine. Il problema non riguarda soltanto quanti posti vengono persi, ma che tipo di giornalismo rimane quando le fasi di correzione, verifica, titolazione e impaginazione vengono automatizzate.
Ed è proprio qui che il caso francese diventa interessante anche per l’Italia. Perché il primo lavoro che l’AI rischia di cancellare nelle redazioni non è necessariamente quello del reporter che firma un’inchiesta. Più spesso sono le professionalità che stanno dietro l’articolo e ne garantiscono precisione, leggibilità e qualità prima della pubblicazione.
Il rischio è che l’intelligenza artificiale entri nelle redazioni con una promessa rassicurante — “elimineremo soltanto i compiti ripetitivi” — e finisca progressivamente per ridefinire interi mestieri editoriali. La Francia sta già sperimentando questa trasformazione. E il vero confronto, ormai, non è più tra giornalisti favorevoli o contrari all’AI, ma tra due modi molto diversi di utilizzarla: per aiutare chi produce informazione oppure per ridurre il numero delle persone necessarie a produrla.
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