Editoria

Il rapporto Liberties stronca la Rai: “Libertà a rischio in Ue”

Ottantuno pagine per bocciare, senz’appello, (anche) la Rai: arriva il rapporto Liberties e per l’Italia son dolori. Il report è stato curato dalla ong Civil Liberties Union for Europe secondo cui “la libertà di stampa nei Paesi Ue è sempre più a rischio”. In particolare, secondo il rapporto, “nel 2024 molti governi hanno influenzato i media stanziando fondi statali a emittenti vicine al governo e utilizzando i media di servizio pubblico come strumenti di comunicazione; i giornalisti hanno dovuto affrontare minacce e violenze diffuse, con le giornaliste maggiormente prese di mira, e sono state respinte le richieste di informazioni da parte dei funzionari pubblici; e la scarsa trasparenza sulla proprietà dei media ha portato a una concentrazione della proprietà  dei media”. La Rai nel mirino di Liberties: “Il governo deve ancora introdurre riforme per garantire la piena trasparenza sulla proprietà e sui potenziali conflitti di interesse nel settore dei media. Il servizio pubblico di informazione italiano è da tempo soggetto a influenza politica e gli sviluppi dell’ultimo anno sono particolarmente rilevanti per l’applicazione, da parte del Paese, dell’European Media Freedom Act”. Quindi le critiche a viale Mazzini: “Le principali preoccupazioni derivano dalla governance e dalle strutture di finanziamento dell’emittente pubblica Rai, che attualmente la rendono vulnerabile a interferenze politiche. La governance della Rai rimane regolata dalla legge 220/2015,78 meglio nota come legge Renzi. In base a questa legge, dei sette membri del consiglio di amministrazione della Rai, due sono eletti dal governo, due dalla Camera dei Deputati, due dal Senato e uno dai dipendenti Rai. Tale disposizione consente una significativa influenza da parte della maggioranza al potere, esponendo l’emittente pubblica al rischio di indebite interferenze politiche”. Ma non basta: “La legge Renzi conferisce inoltre maggiori poteri all’amministratore delegato della Rai, che viene nominato dal governo e può godere di una notevole libertà di spesa”. Secondo l’ong: “Tali disposizioni violano direttamente l’European Media Freedom Act (EMFA), che deve entrare in vigore entro agosto 2025. Alla luce di ciò, nel maggio 2024 sono stati presentati due ricorsi presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio per bloccare la procedura di rinnovo del consiglio di amministrazione della RAI a causa di violazioni dell’Emfa. Un ricorso sosteneva che l’attuale procedura non rispettava i requisiti di trasparenza e non discriminazione previsti dall’Emfa, mentre il secondo sollevava preoccupazioni circa l’indipendenza del candidato dai poteri esecutivi e richiedeva un rinvio alla Corte di giustizia dell’UE per valutare eventuali violazioni dell’EMFA in merito”. Ma non è accaduto granché: “Nonostante queste azioni legali, il nuovo consiglio di amministrazione della RAI è stato insediato il 1° ottobre”. I problemi, però, sono anche altrove: “I giornalisti della RAI affrontano pressioni senza precedenti e autocensura a causa delle pressioni politiche. Ad esempio, la cancellazione del monologo antifascista dell’intellettuale italiano Antonio Scurati nell’aprile 2024, e il successivo procedimento disciplinare avviato contro la giornalista Serena Bortone, conduttrice del programma in cui il discorso avrebbe dovuto essere tenuto. In risposta alla crescente pressione, il sindacato dei giornalisti della Rai, l’Usigrai, ha organizzato uno sciopero di 24 ore il 6 maggio 2024 e un’ampia maggioranza degli iscritti all’Usigrai (75%) ha aderito allo sciopero per denunciare i tentativi di trasformare la Rai in un organo di stampa del governo. All’inizio di novembre 2024, in un possibile segno dell’impegno del Paese a riformare la Rai e ad allinearsi all’EMFA, la Commissione parlamentare di controllo della Rai -dicono da Liberties – ha organizzato l’evento ’Stati Generali del Servizio Pubblicò per discutere le sfide e lo sviluppo futuro della Rai pubblica. L’evento ha riunito rappresentanti politici, istituzionali e dei media, tra cui la Rai, dirigenti e rappresentanti dei sindacati dei giornalisti e dei media, esperti di comunicazione e stakeholder della regolamentazione europea dei media”.

Luca Esposito

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