Il mega stipendio Tesla di Musk svela che c’è dietro la retorica web

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Ecco di cosa si parla quando lo si fa di tecnologia, digitale e tycoon: alla fine, Elon Musk ce l’ha fatta. Mentre Tesla perde commesse e fatturato, in attesa dei dazi differenziati dall’Ue che colpiranno le vetture prodotte in Cina, il tycoon ottiene, dopo un lungo e serratissimo corteggiamento agli azionisti, il tanto ambito e sospirato stipenduccio da 56 miliardi di euro. Lo stop era arrivato dal (solito) tribunale del Delaware che aveva bloccato tutto nel 2018 e aveva chiesto, prima di corrispondere il mostruoso pay package al Ceo, una nuova pronuncia da parte degli azionisti. L’opposizione, capeggiata dal fondo sovrano norvegese, le ha provate tutte. Ma Musk, come egli stesso ha tenuto a riferire su X, è riuscito a ottenere, in stock options, l’equivalente di quanto il Giappone spenderà, quest’anno, per la Difesa.

Per intendersi, nelle tasche di Musk, finirà un tesoro anche più alto dell’offerta monstre che gli è valsa l’acquisto di Twitter. Allora spese 44 miliardi, oggi ne incasserà, qualora il giudice darà l’ok omologando il voto degli azionisti Tesla, ben dodici in più, 56 miliardi. La lezione da trarre dall’episodio è semplice. La retorica del web, della gratuità e dell’uno vale uno, è appunto retorica. Dietro una pseudo democraticità della rete si nascondono pochi, pochissimi, draghi coperti d’oro che continuano ad ammassare ingenti ricchezze lasciando agli altri poco meno delle briciole. Non è solo Musk. E’ anche Meta, con Zuckerberg. E’ anche Google, Microsoft. E chissà cosa potrà accadere, domani, con l’Intelligenza artificiale che ha già sdoganato i peggiori istinti di qualcuno.

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