Editoria

Il lento silenzio delle edicole ticinesi

C’è stato un tempo in cui l’edicola era una certezza. Una luce accesa all’alba, il rumore dei pacchi di giornali aperti, il saluto veloce tra chi vende e chi compra. Oggi, in Ticino come nel resto della Svizzera, quel rituale si sta lentamente spegnendo. Non è un crollo improvviso, ma un’erosione costante. Le edicole non spariscono tutte insieme: chiudono  una alla volta, quasi in silenzio. E quando succede, spesso ce ne si accorge solo dopo — quando quel punto di riferimento quotidiano non c’è più.

Una crisi meno evidente, ma reale

Rispetto all’Italia, dove la scomparsa delle edicole ha assunto i contorni di una vera emergenza, in Ticino il fenomeno è più contenuto. Ma questo non significa che non esista. Il sistema svizzero regge meglio: è più strutturato, più integrato, meno fragile. Ma anche qui le vendite calano, i lettori invecchiano e il ricambio non arriva. I giovani leggono — ma lo fanno altrove, sugli schermi. Il problema non è la fine dell’informazione. È la fine del gesto.

Dal giornale al “punto vendita”

A cambiare è soprattutto il ruolo dell’edicola. Sempre meno luogo dedicato ai giornali, sempre più negozio ibrido. Snack, sigarette, servizi, biglietti: la carta stampata diventa solo una parte dell’offerta, spesso neppure la principale. È una trasformazione necessaria, ma anche simbolica. Perché segna il passaggio da un luogo con una funzione precisa — vendere informazione — a uno spazio commerciale indistinto. L’edicola, così com’era, smette di esistere.

Il nodo dei prezzi e delle abitudini

In Svizzera leggere costa. E questo pesa. Il prezzo dei quotidiani, soprattutto quelli esteri, è alto, e non tutti sono disposti a sostenerlo con continuità. Ma il vero cambiamento è culturale: la notizia non si aspetta più. Arriva prima, gratis, ovunque. Sul telefono, sui social, in tempo reale. Il giornale, che una volta organizzava il mondo, oggi arriva quando il mondo è già stato raccontato. E questo lo rende meno necessario.

Non è solo una questione economica

Ridurre tutto a una crisi di mercato sarebbe troppo semplice. La scomparsa delle edicole è anche la perdita di uno spazio sociale minimo ma reale. L’edicola era un punto di contatto: tra persone, tra generazioni, tra opinioni. Un luogo dove si sfogliava, si sceglieva, si commentava. Dove l’informazione aveva un peso fisico, non solo digitale. Con la sua scomparsa, perdiamo anche quel tipo di relazione.

Cosa resta

Le edicole non spariranno del tutto, almeno non subito. In Ticino continueranno a esistere, soprattutto nelle forme ibride che già vediamo. Ma saranno meno, e diverse. Il futuro non è nella resistenza nostalgica, ma nella trasformazione. Resta da capire se questa trasformazione sarà sufficiente a mantenere vivo qualcosa di più di un semplice punto vendita. Perché il rischio, altrimenti, è che insieme alle edicole scompaia anche un certo modo di stare nel mondo: più lento, più concreto, più condiviso. E quello, una volta perso, è molto più difficile da reinventare.

Ivan Zambardino

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