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IL FATTO QUOTIDIANO, L’UNICA ISOLA FELICE DELL’EDITORIA ITALIANA

Nel mercato editoriale la perdita di lettori e di pubblicità ha imposto ristrutturazioni drastiche. E per il malato morente la bombola d’ossigeno è il ricorso alla cassa integrazione e/o al contratto di solidarietà. Ed i soci cercano nuovi soci per coprire perdite sempre più ingenti. L’unica testata davvero in controtendenza è il fatto quotidiano che oltre a non far perdere soldi ai propri soci, gli consente di incassare un bel dividendo. Ma passiamo ai numeri. I soci della società hanno investito nella società 615.000 euro. Il bilancio del 2009 si è chiuso con un importante utile che ha consentito ai soci di incassare un dividendo di 756.000 euro e di aumentare gratuitamente il capitale sociale fino ad euro 1.200.000. Ma quando le cose sono andate davvero bene è stato nel 2010, mentre gli altri giornali piangevano, la società editrice de Il fatto ha avuto un utile di euro 5.823.027. E di questo utile ben 3.106.800 sono stati distribuiti ai soci, con un reddito pari, quindi, a oltre cinque volte il capitale investito. Nel 2011 l’utile è sceso ad euro 4.524.469, un risultato, comunque, straordinario rispetto al comparto. Comunque, il risultato consente ancora una volta di distribuire dividendi per euro 3.106.800. In altri termini in te anni per ogni euro investito i soci hanno incassato circa 12 euro di dividendo. Niente male, neanche ai tempi d’oro dell’editoria esisteva investimento più azzeccato di quello dei promotori de Il fatto. Ora una parte dei soci sembrano, questo si legge da notizie di stampa, interessati a cedere il proprio pacchetto azionario a nuovi soci che subentrando determinerebbero delle ulteriori sopravvenienze sulle partecipazioni societarie. Insomma dai soci de Il fatto una lezione di capitalismo dura e pura all’editoria italiana.

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