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IL DIGITALE TERRESTRE NON PIACE ALLE TV LOCALI

L’era del digitale terrestre è ormai una realtà in Italia. L’analogico si è già spento, definitivamente, nella regione Sardegna, che sarà seguita, nel corso del 2009, dalla Valle d’Aosta, dal Trentino Alto Adige, da una parte del Piemonte, dal Lazio e dalla Campania, che porteranno in digitale oltre il 30% della popolazione italiana.
Finalmente il nostro Paese si allinea al resto d’Europa e adotta la tecnologia del futuro che permetterà una maggiore qualità delle immagini e darà spazio a nuovi programmi e, quindi, a maggiori contenuti.
Ma non è tutto oro ciò che luccica. Senza dubbio il digitale potrà rendere il mercato della radiotelevisione più vario, plurale e concorrenziale, grazie alla moltiplicazione dei canali disponibili ma il pericolo è che ciò resti solo un potenziale. Le tv potranno scegliere se diventare operatori di rete e, quindi, convertire gli impianti di trasmissione, con tutti gli investimenti che occorrono oppure diventare produttori di contenuti. Ma, in questo caso, c’è il problema di trovare gli acquirenti a cui vendere i contenuti e la cosa non è semplice. Infatti, Mediaset ha già fatto il pieno e Sky non può operare su frequenze terrestri fino al 2011.
Maurizio Giunco, Presidente dell’Associazione tv locali (FRT), ha messo in evidenza che se non interverranno misure di sostegno adeguate da parte dello Stato, molte emittenti locali saranno destinate a scomparire. Giunco ha sottolineato che gli investimenti che i singoli editori saranno chiamati a sostenere non daranno garanzie di ritorni economici alle tv locali. Per una tv di media grandezza il budget per passare al digitale si aggira tra i 2 e i 3 milioni di euro. Minore la cifra per le tv più piccole, che tuttavia non hanno la forza per far fronte alla spesa: impegnare un milione di euro per molte di loro equivale a investire il fatturato di un intero anno.
Intanto, Europa 7 è stata sistemata con un canale VHF che, al massimo, potrà coprire il 70% della popolazione con un costo elevato per costruire la rete; Rete A-All Music è in vendita ma non trova compratori; La 7 idem; Nbc-Universal, dopo aver vinto la selezione per trasmettere nel 40% della capacità trasmissiva di Mediaset e Rai, ha deciso di rinunciare.
Ciò che più spaventa è che, se le cose continueranno ad andare in questo modo, se le tv locali non riusciranno a trovare le risorse per investire nel digitale e se non sarà data loro l’opportunità di farsi strada, non ci sarà nessun pluralismo. Il duopolio che ben conosciamo si trasformerà, in un sistema ancor più concentrato: il tripolio Mediaset-Rai-Sky. E allora, vien da chiedersi, il digitale è davvero una svolta?

Fabiana Cammarano

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