“Il rapporto tra RAI e cultura non è un rapporto ma un’identità essa è oggi l’unica Media Company del paese”. Lo scrive Giampaolo Rossi sul nuovo numero di CulturaIdentità, in edicola da domani in allegato con il Giornale al prezzo di un euro.
Nel suo intervento, il consigliere Rai spiega perché, oggi più che mai, è importante che la tv raccolga la sfida nel segno del pluralismo: “La funzione del Servizio Pubblico non può essere quella di unificare, ma di rappresentare la complessità. Il rischio – ha sottolineato Rossi – è che la RAI rimanga estranea ai nuovi flussi culturali che attraversano la società italiana; che si abbandoni a raccontare l’Italia dei pochi”.
Gli happy fews sono i “soliti”. Rossi scrive: “Se un osservatore leggesse l’Italia attraverso gli ospiti di Fazio, vedrebbe una bolla sospesa fuori dal tempo, immersa in una monovisione del mondo”, ha affermato Giampaolo Rossi, che ha concluso, dopo aver citato il Tg2 di Gennaro Sangiuliano, come testata capace i raccontare il politicamente scorretto senza paura: “Ecco la vera sfida culturale della RAI: quella del Plurale che non è sottrazione ma somma e si realizza non limitando ma moltiplicando le voci”.
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