L’Usigrai stigmatizza il “silenzio” sulla nuova sede del centro di produzione Rai di Milano ma Pluralismo e Libertà interviene a gamba tesa: “Un risultato atteso da tanto tempo”. Il sindacato dei giornalisti di viale Mazzini, in una nota, ha deplorato il fatto che dai vertici aziendali non sarebbe giunta alcuna comunicazione sull’iniziativa. E in una nota, sottoscritta dall’Esecutivo Usigrai, dalla Cdr Tgr Lombardia, dalla Fiduciaria Rai Sport Milano e dal Fiduciario Tg3 Milano, si legge: “Registriamo i trionfalismi bipartisan di politica e istituzioni sulla nuova sede del Centro di produzione Rai di Milano. Spiace non poterci accodare. Alla rappresentanza delle giornaliste e dei giornalisti non è stata fornita alcuna informazione dal vertice aziendale, ad eccezione dei caratteri generali del piano immobiliare che ci furono presentati dal precedente Ad. Ma della nuova sede non sappiamo assolutamente nulla”. Ma non basta. Perché all’Usigrai non piace l’idea del nuovo piano immobiliare per il centro di produzione Rai di Milano: “Facciamo fatica a vedere i vantaggi di vendere una proprietà per andare a pagare un affitto, se non quello di ridurre, solo temporaneamente, il debito. Tuttavia non ci siamo mai opposti a priori al cambiamento e all’innovazione, ma i passaggi vanno fatti condividendoli con il sindacato e i comitati di redazioni. Altrimenti troveranno la ferma opposizione di tutti”.
Ma non tutto il sindacato Rai è d’accordo. La componente di Pluralismo e Libertà, infatti, applaude: “L’approvazione del piano strategico immobiliare da parte della Rai rappresenta un risultato atteso da molto tempo. Restiamo convinti che il futuro di questa azienda si gioca anche su questi aspetti”. Per i giornalisti di Pluralismo e Libertà: “La Rai ha bisogno di proiettarsi nel futuro e di dotarsi di sedi all’avanguardia, anche dal punto di vista tecnologico. Occorre rilanciare e valorizzare tutte le sedi Rai presenti sul territorio nazionale. Una sfida e un’opportunità per tutto il personale di questa azienda, che rappresenta un patrimonio dell’intera collettività”.
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