Editoria

I giornalisti di Cairo Editore sbuffano: “Il rilancio è fermo”

C’è maretta in casa Cairo Editore. I giornalisti del comitato di redazione esprimono più di una perplessità sul piano di crisi che, per il momento, segna il passo e non sembra aver trovato una soluzione soddisfacente a un anno di distanza dall’accordo, firmato al Ministero del Lavoro, che arrivò dopo la sospensione delle pubblicazioni per ben cinque mensili. Il comitato di redazione di Cairo Editore ha espresso tutti i suoi dubbi mettendo, da subito, in chiaro che “i giornalisti nonostante la mole di lavoro e le redazioni sottostaffate, con senso di responsabilità stanno rispettando gli impegni”. Cosa che, evidentemente, non appare “ricambiata” dall’azienda: “Cairo Editore invece non appare altrettanto determinata nel dare seguito alla parte dell’accordo che prevede azioni concrete per imprimere nuovo sprint ai periodici, tenerli al passo coi tempi e con la digitalizzazione. I giornalisti pertanto ritengono che questo piano per il rilancio non stia procedendo come sperato e non vedono adeguatamente realizzati gli annunciati percorsi di aggiornamento”. Ma questa è solo la punta di un iceberg che, da quanto affermano i giornalisti, è ben più grande: “I canali social, in Cairo Editore, non possano continuare a essere considerati solo strumenti di competenza del marketing. In questi ambiti vengono anche creati e fruiti contenuti di informazione per i quali si auspica e si ritiene necessario l’utilizzo di competenze giornalistiche”. Quindi le accuse: “I giornalisti prendono anno che Antiquariato, mensile sospeso, è tornato in edicola con una certa periodicità; prima brossurato all’interno di Arte, poi come numero speciale autonomo. Ciò è accaduto in assenza di una redazione, con contenuti realizzati da collaboratori esterni. Una riattivazione delle testate è sempre da accogliere con favore, ma la mancanza di un corpo redazionale – sottolineano i giornalisti – costituisce un precedente da stigmatizzare, anche alla luce del fatto che in azienda esistono specifiche competenze interne”.
I giornalisti infine “chiedono quindi all’editore che si è sempre detto attento alle nuove sfide: di attuare azioni concrete per rilanciare i periodici nell’era dell’informazione digitale; di essere davvero coinvolti, come previsto dall’accordo, in campagne di formazione per realizzare di una riqualificazione digitale; di valorizzare le singole professionalità giornalistiche e di garantire una maggiore attenzione alla qualità della vita, aprendo un confronto su forme di lavoro agile, compatibili con la realizzazione di un prodotto editoriale frutto dell’ingegno collettivo; di chiarire la sua visione del piano di rilancio, al di là della riduzione dei costi del personale, con una dimostrazione tangibile, nella consapevolezza delle difficoltà della carta stampata, che per le testate Cairo Editore possa esserci un futuro”.

Luca Esposito

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