La promessa è far recuperare con il decreto milleproroghe di fine anno il taglio ai contributi per l’editoria di partito compiuto con la finanziaria 2010. Non si tratta, però, solo del solito “taglio” congiunturale ma della modifica permanente di un finanziamento ad hoc per il settore dell’editoria più debole sul mercato, quello dei quotidiani di partito e assimilati. Il maxiemendamento approvato in commissione Bilancio, infatti, equipara i giornali di partito e assimilati, circa 90-92 testate, a quelli commerciali tradizionali.
I giornali “commerciali” ricevono contributi indiretti per voci quali le spese postali o le agenzie. Per testate come L’Unità, Il Secolo d’Italia, Il Manifesto e Liberazione, però, l’abrogazione del regime “speciale” e l’assimilazione a quello “generale” comporta seri rischi di dover portare i libri in tribunale, perché i bilanci del 2010 sono già stati impostati tenendo conto del finanziamento diretto e perché alcune testate, in particolare l’Unità, si sarebbero fatte anticipare da istituti bancari una parte di tale finanziamento.
Se, insomma, la finanziaria non cambierà in Aula alla Camera o al Senato l’unica via è quella di un provvedimento che ricuperi i fondi destinati ai giornali di “partito” per il prossimo anno. La promessa fatta dal sottosegretario Bonaiuti a editori e giornalisti è quella del milleproroghe.
Il ricupero in extre-mis è una tradizione per l’editoria: i fondi del 2009 furono decurtati a giugno di 70 milioni mala determinazione del sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti, Sostenuto da gran parte dei gruppi parlamentari, è riuscita a ricuperarne gran parte (44 dal Tesoro e 20 dalla Presidenza del Consiglio). Qui, però, non si tratta più solo di recuperare fondi ma di decidere se continuare un regime di finanziamento speciale.
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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