Editoria

I contributi all’editoria si concentrano sempre più sui grandi gruppi

Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha pubblicato il decreto del 19 dicembre 2025 con il quale ha riconosciuto l’integrazione del contributo a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici per le copie cartacee vendute nel 2022.

Il provvedimento interviene su una misura già erogata nel corso del 2023. In quella sede, a fronte di un fabbisogno complessivo pari a 67.258.567 euro, lo stanziamento disponibile era limitato a 60 milioni di euro. Per questa ragione, il contributo era stato liquidato applicando un coefficiente di riparto pari all’89% delle somme spettanti tra gli aventi diritto.

Successivamente, nell’ambito del fondo straordinario per l’editoria, si è registrato un avanzo di risorse pari a 4.714.424 euro. Con l’articolo 1, comma 1, del DPCM 7 ottobre 2025, registrato dalla Corte dei conti il 24 novembre 2025, il Governo ha disposto di destinare tale importo all’integrazione del contributo per le copie vendute, portando la percentuale complessiva di copertura dal 89,207966% al 96,188488%. L’incremento riconosciuto è quindi pari al 6,980522%.

Dall’analisi dei dati emerge con chiarezza che la distribuzione delle risorse conferma l’assetto strutturale già noto del sostegno pubblico all’editoria. I principali gruppi editoriali nazionali concentrano la quota largamente maggioritaria del contributo complessivo. I primi dieci beneficiari, per importo ricevuto, assorbono da soli circa due terzi dell’intera misura, mentre i primi cinque superano abbondantemente la soglia del 50%.

Si tratta di gruppi editoriali di grandi dimensioni, caratterizzati da un’elevata diffusione nazionale e da una posizione dominante nel mercato della carta stampata. L’integrazione, pur intervenendo a valle di una sottostima iniziale del fabbisogno, non modifica in alcun modo la struttura concentrata del sistema, ma la consolida ulteriormente.

Giusto come notizia al gruppo Gedi che sta realizzando una clamorosa operazione di dismissione delle testate, cedendo le più importanti, Repubblica e La Stampa è andato, solo per questa misura, un contributo di euro 7.594.883.

Questo dato impone una riflessione. Il contributo all’editoria nasce come strumento di sostegno alla pluralità dell’informazione e alla tenuta del sistema editoriale nel suo complesso. Tuttavia, nella sua applicazione concreta, tende sempre più a favorire in modo prevalente i grandi gruppi, lasciando alle imprese minori quote residuali, anche quando le risorse disponibili aumentano.

L’integrazione riconosciuta nel dicembre 2025 conferma quindi un paradosso già noto: quando emergono risorse aggiuntive, queste non riequilibrano il sistema, ma rafforzano le posizioni dominanti. In un contesto segnato dalla chiusura di testate locali, dalla crisi delle edicole e dalla progressiva desertificazione informativa di ampie aree del Paese, il dato merita una riflessione che va oltre la tecnica amministrativa.

Il sostegno pubblico all’editoria continua a muoversi lungo un crinale ambiguo. Da un lato viene giustificato come strumento di tutela del pluralismo. Dall’altro, nella sua concreta distribuzione, finisce per consolidare un modello fortemente concentrato, nel quale pochi grandi operatori assorbono la parte prevalente delle risorse disponibili.

È un nodo che la politica continua a rinviare. Ma i numeri, ancora una volta, parlano con chiarezza.

Enzo Ghionni

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