“Hai il diritto di saperlo”, la campagna del Cnog per il pluralismo

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L’Ordine dei Giornalisti lancia una campagna contro le querele bavaglio, le intimidazioni e gli attacchi alla stampa. L’iniziativa del Consiglio nazionale riporta d’attualità il tema della sicurezza e di una professione che resta sotto attacco. Per paradosso proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di professionisti e di tutelare l’informazione e il pluralismo, Dall’attacco delle fake news, dagli interessi delle lobby digitali. Per attuare, a pieno, il dettato costituzionale. “Viviamo nell’era dell’informazione più abbondante della storia, eppure non siamo mai stati così esposti alla disinformazione, alla manipolazione, al rumore”, spiegano i giornalisti. Che continuano. “La crisi di fiducia che attraversa il mondo dell’informazione non è un problema dei giornalisti: è una sfida per tutti i cittadini. La disintermediazione digitale, la diffusione incontrollata di fake news, l’uso opaco delle piattaforme e il crescente impatto dell’intelligenza artificiale stanno modificando radicalmente il modo in cui accediamo alle informazioni e costruiamo le nostre opinioni”.

Il rischio, anzi il baratro, verso cui stiamo correndo è dipinto senza infingimenti dal Cnog: “Senza deontologia e senza regole, il dibattito pubblico è inquinato da fake news e veicoli di odio. Senza etica e senza controlli, l’intelligenza artificiale stabilisce verità senza prove. Senza strumenti cognitivi adeguati, i cittadini rischiano di rimanere prigionieri di un mondo virtuale”. Che fare? Semplice, bisogna ripartire dai fondamentali. “Il giornalista usa le competenze professionali per descrivere la verità sostanziale dei fatti. Usa le parole giuste. Dà voce a chi ne è stato privato. Il pluralismo è la sua bussola”. E dunque. “Limitare la pubblicazione di una notizia vera e di interesse pubblico non significa proteggere qualcuno: significa privare i cittadini della possibilità di conoscere i fatti. Limitare il giornalismo significa limitare la trasparenza, la responsabilità, la libertà di scegliere in modo consapevole”. Quindi le ragioni della mobilitazione della categoria. “L’Ordine dei Giornalisti ha scelto di investire nella propria credibilità e in quella della professione, perché restituire valore al giornalismo è il migliore investimento per il presente e il futuro della democrazia. Questa campagna di comunicazione nasce per rendere visibile ciò che il giornalismo fa ogni giorno in silenzio: verificare, raccontare, tutelare. Per riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo del giornalista come presidio di metodo, verità e pluralismo, rendendolo comprensibile e rilevante anche per le nuove generazioni. Un messaggio unitario, declinato su tutti i canali, con un’identità riconoscibile e un tono all’altezza della posta in gioco”.

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