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Gufi sulla carta stampata, Thompson (Nyt): “Entro vent’anni sarà tutto digitale”

Quante volte lo abbiamo sentito. Quante volte lo sentiremo ancora. Un po’ come la data dell’Apocalisse maya che slitta sempre, man mano che l’anno così lontano eppur così vicino, si consuma senza alcun effetto nefasto. I giornali di carta non esisteranno più, tra pochi anni. Così lontani eppur così vicini da indurci a temere di dover rinunciare al rito quotidiano della pagina da sfogliare, durante la colazione al bar o a casa.

Mark Thompson è il Ceo del New York Times. È accaduto, per la prima volta nella storia, che i ricavi digitali del quotidiano newyorchese superassero quelli dell’edizione cartacea. Complice il Coronavirus, sicuramente, che ha dato una bella virata verso le edizioni web e ha scoraggiato, anche negli Usa, l’accesso alle edicole. Ora che la sua esperienza è alla fine, può parlare da esperto. E dire che, per lui, i giornali di carta hanno altri 10-15 anni di vita. Non di più. Anzi, sarebbe sorpreso se ancora tra vent’anni il Nyt fosse stampato.

Se i giornali di carta sopravviveranno è ancora tutto da vedere. L’emergenza Covid ha dato una spallata, anche in Italia e soprattutto nelle realtà più piccole e preziose del panorama giornalistico nazionale, alla carta. Per abbattere i costi, dematerializzare il giornale è stata una precisa strategia. Temporanea, dicono tutti. Perché, saremo forse vecchi o solo realisti?, se è vero che il futuro è digitale, tuttavia è altrettanto vero che il piacere di sfogliare le pagine e la maggiore credibilità e autorevolezza di un oggetto materiale è fuori di ogni dubbio.

Abbiamo sentito tante volte che la campana, prestissimo, sarebbe suonata per i giornali di carta. Eppure, ogni volta che la fine appare imminente, ecco che accade qualcosa: i giornali si specializzano, si ampliano o si riducono ma restano sempre lì, in edicola, a richiamare l’attenzione di coloro i quali sanno che “informarsi sul web” (come diceva di fare un ex e infausto sottosegretario all’editoria) non basta, non può bastare.

Gli espertoni hanno già sbagliato clamorosamente quando hanno vaticinato la morte della radio, che oggi vive una seconda giovinezza. Accadrà anche per i giornali.

Luca Esposito

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