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GHIONNI (FIPED): “DDL EDITORIA BASE DI PARTENZA. ORA BISOGNA GARANTIRE I FONDI”

L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge sull’editoria rappresenta un passo importante. Questa è la posizione del Presidente della F.I.P.Ed, Federazione Italiana Piccoli Editori, Enzo Ghionni. Il testo, di cui non si conoscono i dettagli, rappresenta una buona base per l’apertura della discussione in Parlamento. Il dibattito parlamentare rappresenta l’unico strumento per trattare in modo compiuto il tema del pluralismo, che rappresenta, per definizione, uno strumento di tutela delle diversità e delle minoranze.

Ci auguriamo che il dibattito sul disegno di legge generi una discussione serrata ma rapida.

Ciononostante non è ipotizzabile che il disegno di legge venga approvato prima del 2008. E quindi le norme in esso contenute assumeranno efficacia non prima del 2009. Rimane aperto il problema degli esercizi 2006, 2007 e 2008. Annualità che, evidentemente, sono e saranno regolate dall’attuale normativa. I fondi a disposizione, da quanto ci risulta, sono insufficienti. Il 2005 è stato interamente pagato grazie all’impegno del sottosegretario On. Ricardo Franco Levi e del Capo del Dipartimento Cons. Paolo Peluffo. Ma le prospettive a venire sono fosche. Il mancato pagamento del contributo 2006 entro il mese di dicembre determinerebbe stati di crisi, spesso irreversibili, da parte di moltissime imprese editoriali. Il rischio è che mentre il medico studia il malato muore. Ma in questo caso il malato, o meglio, i malati garantiscono la sopravvivenza del pluralismo nel Paese.

In questa prospettiva, ci auguriamo che, mentre il disegno di legge si avvia lungo la sua strada, immediatamente si intervenga per garantire la copertura dell’intero fondo editoria per il triennio 2006-2008. E questa decisione dovrebbe essere adottata sulla base della piena consapevolezza da parte dei parlamentari che queste poche risorse sostengono una componente essenziale dell’informazione e qualche migliaia di giornalisti; e che il pluralismo non può essere emendato.

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