Fusione Mediagroup, agitazione al Corriere della Sera

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Agitazione al Corriere della Sera, il comitato di redazione denuncia il logoramento delle relazioni sindacali con l’editore e annuncia cinque giorni di sciopero. In una nota, il cdr di via Solferino ha attaccato l’azienda dopo che è stata annunciata lla fusione tra Rcs Mediagroup e le edizioni locali “senza fornire i dettagli nonostante il Comitato di redazione abbia chiesto un confronto chiaro e trasparente”. Per i giornalisti, una tale scelta nasconderebbe più di un’ombra: “L’unica spiegazione è stata quella di un “semplice” efficientamento economico. Se così fosse non sarebbe in gioco né un rilancio del Corriere della Sera né delle sue edizioni locali, come invece chiesto dalla redazione. Il dubbio è che si tratti soltanto di una leva utile per chiedere nuovi esuberi alla prima occasione o, in prospettiva, per un blocco del turnover e una mobilità forzata tra le sedi periferiche e quella centrale”.

Ma i giornalisti del Corriere della Sera in agitazione tirano in ballo direttamente Urbano Cairo. “L’editore Urbano Cairo ha chiuso all’improvviso e unilateralmente il tavolo di confronto su un’organizzazione del lavoro più flessibile, anche in questo caso senza alcuna spiegazione se non lo sterile richiamo a un modello organizzativo pre-pandemico. In questi oltre due anni di emergenza proprio questa organizzazione del lavoro ha permesso al Corriere di continuare a essere il primo quotidiano italiano, superando uno stato di crisi con prepensionamenti e uscite a vario titolo e permettendo alla proprietà di abbassare l’esposizione finanziaria con le banche e distribuire dividendi”.

Per queste ragioni, i giornalisti del Corriere della Sera hanno affidato al comitato di redazione un pacchetto da cinque giorni di sciopero. “Secondo il contratto, l’organizzazione del lavoro non spetta all’editore e ha deciso che i giornalisti si atterranno all’applicazione letterale del contratto sia in termini di orario sia in termini di compiti. Il Cdr – concludono i giornalisti – vigilerà con sempre maggior attenzione anche sul rapporto con il marketing e la pubblicità, strumenti vitali per la crescita del giornale, purché non ci siano invasioni di campo che rischiano progressivamente di portare il Corriere a diventare un brand da cannibalizzare a scapito dei contenuti di qualità”.

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