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FREQUENZE 61-69: IL TAR DEL LAZIO BLOCCA LE MISURE COMPENSATIVE PER LE TV LOCALI

Con tre provvedimenti cautelari, i giudici del Tar del Lazio hanno sospeso il decreto Mise 23/01/2012. Il dl era stato emanato per liberare i canali 61-69 UHF e destinarli alla banda larga mobile, come previsto dall’UE. Alle emittenti locali, precedenti titolari dei diritti d’uso per la frequenze, sarebbero andati 175 ml come indennizzo per la rinuncia dei multiplex. L’udienza del 18 Aprile ci dirà se il decreto tornerà a produrre i suoi effetti o verrà definitivamente revocato.

Le misure compensative erano state assegnate alle tv delle regioni già digitalizzate, sulla base di criteri quali la popolazione della singola regione e l’effettivo numero di frequenze da liberare. Nello specifico, fermo restando il possesso di un diritto d’uso, alla procedura di attribuzione di una misura erano ammessi gli operatori di rete regionali le cui frequenze potessero essere utilizzate sull’intero territorio e gli operatori provinciali che, tramite costituzione di un’intesa, sommavano le loro frequenze per coprire l’intera regione. Per i soggetti impossibilitati a ricevere le misure compensative, causa mancanza di diritti d’uso, erano stati previsti degli indennizzi.

Una legge troppo tecnica per poter essere approvata nell’attuale giungla della frequenze: è questo il pensiero della FRT e di Aeranti-Corallo. Le due associazioni contestano la mancata assegnazione dei diritti d’uso per le regioni che hanno effettuato lo switch-off dal 2010. C’è poi la questione del ritardo nell’emanazione del piano di assegnazione delle frequenze per le regioni Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. L’Agcom temporeggia, aspettando che altri (il Mise) risolvano problemi logistici d’ostacolo alla funzionalità delle frequenze. Per tutelare le tv locali a loro affiliate, Frt e Aeranti-Corallo hanno notificato un atto di diffida al Mise in cui è espresso il dissenso per le norme che regolano (o non regolano) la materia.
Giuseppe Liucci

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