Francia, niente soldi pubblici ai giornali fatti dall’AI: lo Stato prepara nuovi criteri per distinguere il giornalismo dalle macchine

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La Francia sta affrontando una questione destinata a diventare centrale per tutta l’editoria europea: un sito che produce notizie prevalentemente con l’intelligenza artificiale può essere considerato una vera testata giornalistica e beneficiare delle agevolazioni pubbliche riservate alla stampa? La risposta che sta emergendo dalle istituzioni francesi è sempre più restrittiva. Il punto non è vietare ChatGPT o altri strumenti nelle redazioni, ma stabilire se dietro gli articoli esista ancora un autentico “traitement à caractère journalistique”, cioè ricerca, raccolta, verifica e messa in forma dell’informazione. La CPPAP, Commission paritaire des publications et agences de presse, organismo decisivo per il riconoscimento delle pubblicazioni e dei servizi di stampa online, ha già inserito tra gli elementi che possono mettere in discussione originalità e carattere giornalistico il ricorso massiccio all’intelligenza artificiale generativa e un volume di pubblicazione manifestamente sproporzionato rispetto al personale e alle dimensioni dell’editore. Quando l’AI viene utilizzata massicciamente, l’editore deve inoltre documentarne modalità e finalità attraverso una dichiarazione formale. La Commissione può richiedere approfondimenti, avviare un’indagine e arrivare a rifiutare il riconoscimento per mancanza di originalità o di autentico trattamento giornalistico. Non viene quindi stabilita una percentuale massima di AI: si guarda all’intero processo con cui vengono prodotte le notizie.

Il precedente più importante è quello di Varactu.fr, sito di informazione locale del Var. Nel novembre 2025 la CPPAP gli aveva concesso lo status di servizio di stampa online per soli sei mesi, mentre emergevano dubbi sulla sproporzione tra dimensione della redazione e quantità dei contenuti pubblicati e sull’utilizzo dell’AI. Var-Matin accusava inoltre il sito di riprendere rapidamente proprie informazioni esclusive senza un’autonoma raccolta delle notizie; Varactu contestava questa ricostruzione e sosteneva di utilizzare l’intelligenza artificiale essenzialmente per ottimizzare la forma degli articoli. Il 20 maggio 2026, però, la CPPAP ha rifiutato il rinnovo. Secondo la ricostruzione ufficiale del Senato, tra le motivazioni figuravano la mancata dimostrazione del carattere professionale dell’attività e un “défaut de traitement à caractère journalistique” collegato all’utilizzo dell’AI generativa nella redazione degli articoli. È un passaggio fondamentale: in Francia esiste quindi già un caso nel quale l’impiego dell’intelligenza artificiale è entrato concretamente nella valutazione necessaria per stabilire se un sito possa continuare a essere riconosciuto come servizio di stampa.

A luglio il Senato francese ha deciso di andare oltre. Nel rapporto Les zones grises de l’information, la raccomandazione n. 26 propone di subordinare il riconoscimento CPPAP all’assenza di un utilizzo sproporzionato dell’AI generativa quando questa sostituisce un vero trattamento giornalistico. I senatori chiedono anche di modificare l’articolo D.18 del Code des postes et des communications électroniques, dando alla CPPAP una base normativa ancora più esplicita per negare o non rinnovare il riconoscimento e per chiedere agli editori informazioni sull’impiego dell’intelligenza artificiale. Parallelamente, il Senato propone di valutare anche una proporzione minima di giornalisti professionisti all’interno delle imprese editoriali. Non è ancora una nuova legge che vieta i contributi ai “giornali AI”: è una proposta di riforma prevista nell’orizzonte 2026-2027. Ma una parte del cambiamento è già avvenuta nei criteri applicati dalla CPPAP.

La posta in gioco è economica. La CPPAP non distribuisce direttamente tutti gli aiuti alla stampa, ma il suo riconoscimento costituisce una delle porte d’ingresso al particolare regime pubblico francese, che comprende benefici fiscali e, in presenza degli ulteriori requisiti previsti, l’accesso a diversi strumenti di sostegno. La qualifica IPG – information politique et générale consente inoltre l’accesso a gran parte degli aiuti diretti gestiti dallo Stato. Per questo stabilire cosa sia davvero una testata nell’era dell’AI significa anche stabilire chi possa beneficiare del denaro pubblico destinato all’informazione. La Francia sembra orientarsi verso un principio molto preciso: un giornalista può utilizzare l’AI come strumento, ma una macchina che sostituisce ricerca, raccolta e verifica delle informazioni non diventa automaticamente una redazione. Il criterio non sarà probabilmente “quanto testo ha scritto ChatGPT?”, anche perché la stessa CPPAP ha riconosciuto la difficoltà di misurarlo con affidabilità. La domanda sarà piuttosto: chi ha prodotto realmente l’informazione e attraverso quale processo?

È questo il passaggio che potrebbe fare scuola anche fuori dalla Francia. Con l’AI, poche persone possono produrre centinaia di contenuti al giorno e costruire un sito che esteriormente assomiglia a un grande giornale. Prima dell’intelligenza artificiale, un simile volume richiedeva normalmente giornalisti, desk, correttori, fonti e una vera organizzazione editoriale; oggi la relazione tra quantità di contenuti e quantità di lavoro giornalistico può spezzarsi. La Francia sta quindi cominciando a spostare l’attenzione dal prodotto al processo: non basta pubblicare qualcosa che assomigli a una notizia per essere automaticamente considerati stampa. Se questa impostazione verrà consolidata nella normativa, la vera domanda per ottenere il riconoscimento pubblico non sarà più “questo articolo è stato scritto dall’AI?”, ma “dietro questo articolo esiste ancora un vero lavoro giornalistico?”. È una distinzione destinata a pesare molto quando gli Stati europei dovranno decidere se continuare a finanziare semplicemente chi pubblica contenuti oppure chi sostiene realmente i costi della produzione professionale dell’informazione.

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