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FNSI, URGENTE UNA LEGGE DI RIFORMA DELL’EDITORIA

“La riforma dell’editoria è un’urgenza del Paese, oltre che del settore e dei lavoratori che ne sono protagonisti (dai giornalisti, ai poligrafici e impiegati, all’industria della stampa ed alle aziende della distribuzione). – Lo comunica la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. -C’è bisogno di azioni legislative e regolamentari che consentano un equilibrato governo delle situazioni di difficoltà e sostengano processi di sviluppo. Il regolamento per i contributi all’editoria è il primo passaggio dell’agenda; la riforma degli ammortizzatori sociali ed una complessiva legislazione per il settore sono le esigenze strategiche.
Quanto sta accadendo in queste ore nel processo di formazione del regolamento di attuazione per i contributi per l’editoria originati dall’attuale legge di settore fa emergere tuttavia forti preoccupazioni. Il contrasto che si segnala tra Parlamento e Governo sulle procedure da seguire, rischia di disorientare gli operatori che debbono programmare le attività e di non produrre gli effetti sperati per quanto concerne la riqualificazione di una spesa che, in primo luogo, guardi al pluralismo ed al sostegno degli interventi a favore dell’occupazione qualificata e regolare.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, rispettosa dei processi istituzionali e dei compiti e delle attribuzioni di ciascuna istituzione, ritiene necessaria chiarezza e tempestività degli interventi che debbono essere equilibrati e severamente orientati a tenere nella giusta proporzione tutti i fattori del sistema e tutte le voci. Spezzare il filo di un lavoro bipartisan, come è stato costruito negli anni pur in presenza di differenze politiche e difficoltà oggettive sarebbe dannoso e grave. Per queste ragioni la Federazione Nazionale della Stampa Italiana sollecita il rilancio del confronto con il Governo ed ha chiesto audizioni alle Commissioni Cultura della Camera ed Affari Costituzionali del Senato.
L’anno che sta per chiudersi non può essere concluso positivamente senza un primo quadro di certezze per l’immediato futuro e di assunzioni di responsabilità per l’industria dell’informazione e per l’occupazione nel settore. Immaginare di affrontare gli aspetti pubblici di questi problemi solo fra un mese o due, quando gli allarmi di oggi rischiano di essere già realtà devastante, sarebbe gravissimo e imperdonabile. Nessuno potrà dire però di non essere stato avvertito e richiamato alle responsabilità, avendo anche avuto, inoltre, la massima disponibilità a cooperare per la migliore governabilità della situazione”.

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