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Fnsi striglia la politica sulle querele bavaglio

La lettera di infrazione all’Italia sulle querele bavaglio induce la Fnsi a chiedere al governo di fare presto. E possibilmente bene. Non è una buona notizia quella che arriva da Bruxelles. Non lo è, soprattutto, per i giornalisti. E la Federazione nazionale della Stampa italiana non vuole che si continui a perder tempo e, anzi, chiede tutele fin da subito. Per i cronisti, per i giornali, per il diritto costituzionale a un’informazione che sia davvero libera da ogni tipo di condizionamento. A cominciare da quello economico.

“Abbiamo più volte sollecitato il governo ad adottare le norme contro le Slapp. E non solo quelle transfrontaliere il cui recepimento, diciamolo, è fin troppo facile. Quello che serve in Italia è una normativa contro le querele temerarie utilizzate come un randello nei confronti di chi fa informazione”, ha spiegato Alessandra Costante, segretaria generale del sindacato dei giornalisti. Che ha ribadito come si tratti di un problema che interessa tutta la politica e non solo una parte o l’altra: “Una richiesta che la Fnsi ha fatto negli anni, non solo all’attuale governo, ma anche a tutti gli altri che lo hanno preceduto, siano stati politici o tecnici e di qualunque colore”.

Dal campo largo arrivano voci di critica al governo. E, tacendo per carità di patria sul M5s che (non è mai troppo tardi) s’è scoperto a favore della libertà di stampa e di informazione dopo aver massacrato, letteralmente, giornali e giornalisti facendo della lotta (populista) ai quotidiani un vero e proprio campo di battaglia, il Pd avanza richieste. Sandro Ruotolo ha detto: “Il dato politico è evidente: tra il ritardo sull’European Media Freedom Act e il mancato recepimento della direttiva contro le querele bavaglio, il Governo continua a rinviare proprio sulle norme europee che rafforzano la libertà e il pluralismo dell’informazione”. E ancora: “Non c’è nulla da festeggiare quando il proprio Paese finisce in procedura d’infrazione. Ma questo ennesimo richiamo dovrebbe servire da lezione al Governo: la libertà di stampa in Italia attraversa una fase disastrosa e non può più essere trattata come una questione secondaria. Ora servono fatti, non propaganda”.

Luca Esposito

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