Tra il 1991 e il 2007 l’efficacia della pubblicità si è praticamente dimezzata e gli investitori, depurata l’inflazione, devono spendere più del doppio per raggiungere gli stessi obiettivi. E’ uno dei risultati di uno studio di AstraRicerche, diretta da Enrico Finzi, illustrato a Milano in un convegno organizzato dall’Ordine dei giornalisti lombardo per fare il punto sul presente e tentare di disegnare il futuro delle professioni dell’informazione in Italia, ospiti numerosi direttori di quotidiani, periodici, agenzie e testate televisive.
“Sull’affollamento pubblicitario chiediamo di tornare alla vecchia normativa che prevede il tetto al 45% di affollamento pubblicitario calcolato su base annua e non sul singolo numero di un giornale”. Lo afferma Carlo Malinconico, presidente della Federazione degli editori (Fieg). “A volte il legislatore sembra non capire le esigenze di un settore: si è pensato di legare l’accesso alle agevolazioni postali – spiega Malinconico a margine di un convegno a Milano – a un tetto massimo di pagine pubblicitarie del 45% rispetto al totale di un singolo numero, ma la quantità di pubblicità per i giornali non è uguale durante tutto l’anno”, per cui ci si trova in momenti in cui gli editori aumentano la foliazione per poter contenere tutta la pubblicità in arrivo e altri nei quali l’apporto pubblicitario cala fortemente.
“In ogni caso – conclude il presidente della Fieg – la partita ce lo giochiamo sulle nuove piattaforme, ma il settore é vivo. Se è infatti vero che le vendite sono mediamente in calo, è appurato come sia in aumento il pubblico: i giornali circolano di più e al momento in Italia contiamo 22 milioni e mezzo di lettori”.
Fabiana Cammarano
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