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FASTWEB DICE NO ALLA NEUTRALITÀ DELLA RETE

No a soluzioni normative premature sulla neutralità della rete. Lo ha detto l’ad di Fastweb Stefano Parisi nel suo intervento al Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo sviluppo della banda larga e sulla neutralità della rete di comunicazione.
Descrivendo l’evoluzione del settore delle telecomunicazioni, il manager ha spiegato che, con i nuovi modelli di traffico internet (social network, fruizione di contenuti multimediali di intrattenimento ecc), il valore generato da Internet è catturato in misura maggiore da motori di ricerca, social network, aggregatori di contenuti on line e aziende che sviluppano strumenti per accedere a Internet, mentre gli operatori di connettività hanno una profittabilità nettamente inferiore a fronte di ingenti investimenti richiesti per assicurare il funzionamento della rete.
La situazione, ha spiegato Parisi, diventerà ancora più esasperata con gli investimenti necessari per la costruzione delle Reti di Nuova Generazione (NGN).
Per uscire da questa impasse, ha sottolineato, è indispensabile ricorrere a modelli di “gestione del traffico” non discriminatori per mitigare gli effetti della saturazione della rete e garantire che tutti accedano nel modo migliore ai contenuti che cercano.
A tutela della ricchezza di sviluppi e risorse che garantirebbe la gestione delle reti, è indispensabile, secondo Parisi, evitare soluzioni normative premature che ingessino l’evoluzione del mercato: l’introduzione per legge di un principio di neutralità della rete – inteso come il divieto per gli operatori di rete di gestire ed assegnare diverse priorità alle diverse categorie di traffico dati, basato sull’idea infondata che le reti a banda larga siano facilmente espandibili – comporterebbe criticità di natura tecnica ed economica i cui costi dovrebbero necessariamente essere ribaltati sugli utenti finali attraverso aumenti generalizzati.
Imporre la neutralità della rete porterebbe al risultato paradossale di gravare in modo iniquo sulle bollette pagate dagli utenti finali, a prescindere dall’uso che fanno dei servizi a banda larga.

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