Categories: Editoria

Facebook, idea notizie a pagamento. Si inizia a fine anno

Per leggere le notizie bisognerà abbonarsi. Anche se l’articolo lo troviamo sulla nostra bacheca Facebook e non sul sito della testata giornalistica. Sarebbe questo, secondo alcune indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, il sistema a cui sta lavorando la piattaforma di Mark Zuckerberg per andare incontro alle sempre più insistenti richieste degli editori. Un «paywall» — per social network — che potrebbe entrare in vigore già da fine 2017 sull’app di Facebook. Il secondo step, nella manovra di avvicinamento al mondo del giornalismo che sta compiendo la società di Menlo Park, dopo le varie collaborazioni strette negli ultimi mesi per combattere il fenomeno delle «fake news».
“Stiamo lavorando con i nostri partner per comprendere i loro modelli di business ed esplorare strade che permettano loro di incanalare maggior valore da Facebook”, ha detto al WSJ un portavoce dell’azienda di Mark Zuckerberg. “Stiamo prendendoci il tempo che serve per comprendere in maniera approfondita i loro bisogni e i loro obiettivi”.

I grandi gruppi avevano spinto per l’implementazione di una soluzione di pagamento già prima del lancio degli Instant Articles, ma Facebook si era opposta per evitare di porre troppi ostacoli tra il clic dell’utente e il contenuto da leggere. Gli Instant Articles, attivi dal 2015, sono versioni degli articoli più leggere e ottimizzate per gli smartphone, ospitate dalla piattaforma e non dal sito del giornale. Vi si può accedere solo dall’app di Facebook e solo per contenuti specifici, selezionati a priori dagli editori.

Secondo gli esperti di settore, i pagamenti in-app per le notizie potrebbero aiutare soprattutto le pubblicazioni più piccole e regionali che ancora faticano a definire una strategia digitale di successo. Per Facebook sarebbe inoltre un modo per concorrere con Google (AMP) e Apple (News). Una delle principali critiche che i grandi gruppi muovono agli Instant Article di Facebook è che la quantità di pubblicità che si può inserire nelle versioni ottimizzate degli articoli non è sufficiente a garantire introiti adeguati. Di recente il social network ha allentato i termini del servizio e ha permesso agli editori di inserire negli Instant Article un modulo per l’iscrizione alle newsletter, ma non ha modificato nessuna impostazione sul numero e la tipologia degli annunci pubblicitari.

Ivan Zambardino

Recent Posts

Libertà di stampa nell’era degli algoritmi: presentato a Roma il nuovo volume di Francesco Saverio Vetere

La libertà di stampa continua a rappresentare uno dei pilastri della democrazia, ma oggi è…

15 ore ago

Giornalista preso a pugni a Chivasso: “Inaccettabile”

Non si fermano le aggressioni ai danni dei giornalisti: a Chivasso un cronista di Repubblica…

16 ore ago

Nem acquista TeleFriuli: “Polo multimediale per il Nord Est”

Il Gruppo Nem si consolida con l’acquisto del 95% delle quote di TeleFriuli. Un’operazione che…

16 ore ago

Contributi all’editoria, è tempo di ripensare il sistema dei controlli

Il sistema dei contributi pubblici all'editoria è stato spesso oggetto di un dibattito prevalentemente mediatico.…

1 giorno ago

Trasformazione digitale dell’editoria: aperta la fase operativa del nuovo piano di sostegno

L'editoria italiana accelera sul fronte dell'innovazione. È entrata nella fase operativa la misura che mette…

2 giorni ago

Il Tirreno passa a Olivetti Rason, closing a settembre

Sae cede Il Tirreno, il quotidiano toscano andrà alla Gin Srl, società vicina al gruppo…

2 giorni ago