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Facebook blocca Vine e le altre censure social

Facebook contro Twitter. L’ultima volta che ne abbiamo parlato era per il blocco della preview delle foto di Instagram; ora, invece, tocca alla ricerca di amici su Vine. L’app di micro-video, acquistata e lanciata da Twitter la scorsa settimana, ha avuto accesso agli amici di Facebook solo per poche ore: presto bloccata – sullo schermo appariva un messaggio di errore di connessione – ora è stata addirittura eliminata dalle opzioni per trovare i propri contatti.

A dirla tutta, ad aprire le danze era stata Twitter, che per prima aveva impedito l’uso delle proprie API per la ricerca dei contatti di Twitter presenti anche su Instagram. Stessa sorte è poi toccata a Tumblr, che, oltre alla classica ricerca nella rubrica, ora permette di cercare solo i propri amici di Facebook, non di Twitter.

Non solo Twitter, comunque. È già successo che Facebook bloccasse l’uso di dati propri ad altre app, come Ping di Apple (nel 2010) e più recentemente a Wonder, un tool di ricerca vocale che poteva rispondere a domande come “Che musica piace ai miei amici?”. Una mossa studiata, probabilmente, in vista del lancio di Graph Search, che risponde esattamente allo stesso tipo di domande, ma dall’interno.

Quella dei dispetti tra colossi è una storia antica: nel 2009 Apple aveva respinto Google Voice per iOS, sostenendo che l’applicazione alterasse l’esperienza d’uso dell’iPhone. Persino Microsoft ha deciso alcune limitazioni al nuovo sistema operativo su prodotti con processori ARM: alle terze parti è impedito sviluppare browser interoperativi. Niente Forefox su tablet con Windows RT, quindi.

Tornando a Facebook, venerdì scorso, Justin Osofsky, Director of Platform Partnership and Operations per l’azienda di Zuckerberg, ha pubblicato un post di approfondimento sulle policy della piattaforma, sostenendo, sostanzialmente, che Facebook rifiuta richieste che replicano funzioni già esistenti o che non aggiungono valore per gli utenti stessi di Facebook. L’ultimo aggiornamento della policy, rilasciato proprio venerdì scorso, aggiunge un principio di reciprocità e richiede che “Se usi una qualsiasi delle API di Facebook per costruire o personalizzare l’esperienza social [della tua applicazione], devi garantire anche che gli utenti possano facilmente condividere i contenuti con gli amici di Facebook”. Ecco, qui le cose si incasinano un po’, dato che a questa clausola rispondono praticamente tutte le app che richiedono accesso ai dati di Facebook: anche Vine, infatti, permette di postare i video sulla propria timeline, condividendoli con gli amici, come richiesto dal capitolo I.10.

editoriatv

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