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Editoria, Fondo Straordinario: Il Governo accelera

Adesso c’è una tabella di marcia. Questa la novità più rilevante uscita dall’incontro di ieri a Roma tra il Governo, rappresentato dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, e i principali attori italiani del settore editoria. C’erano, tra gli altri, la File, la Fieg, la Fnsi, l’Uspi, l’Inpgi, l’Allenza delle Cooperative, i rappresentanti dei giornali digitali. Tema: come gestire il Fondo Straordinario di 120 milioni di euro in tre anni (50, nell’anno in corso).

INCONTRO POSITIVO  – L’incontro, raccontano, è stato positivo. Lotti è intenzionato a capire fino in fondo i problemi del settore. E prima di decidere la linea da seguire, ha chiesto a ciascuna delle parti presenti, delle carte in grado di sintetizzare i pareri delle singole rappresentanze sulla via migliore per investire le risorse che s’era già deciso di stanziare e che il Governo Renzi intende distribuire.

TEMPI STRETTII tempi, questa volta, saranno stretti. E il piano è questo: entro una settimana ciascuno dei gruppi di rappresentanza presente ieri consegnerà al Governo “la propria soluzione”; seguirà un nuovo incontro con la discussione generale sulle proposte presentate e sull’idea dell’Esecutivo. Nel giro di un mese si chiude e le risorse saranno a disposizione degli editori.

In una nota, il il segretario Fnsi Franco Siddi, fa sapere che “il settore ha bisogno davvero di mettersi alla prova con i tre soggetti essenziali che concorrono alla sua vita – editori, giornalisti e istituzioni – in una sfida ineludibile in cui accanto agli interventi sociali ci siano determinanti azioni per lo sviluppo. La Fnsi si impegnerà con rigore e determinazione nella sfida lanciata dal Sottosegretario Lotti”.

I NODI DELLA QUESTIONE – I nodi sono sempre gli stessi. Ieri Lotti ha sottolineato come questo Governo non abbia toccato i fondi diretti. La sua precisazione è stata accolta da una risata amara dei presenti che hanno ribattuto con le cifre. In pochissimo tempo si è passati da 170 milioni a circa 50 di fondi pubblici ai giornali. Questo governo – mugugnava la gran parte dei presenti – non poteva raschiare il barile.

TRA TUTELE E SVILUPPO – Il discorso dei fondi diretti rimane comunque centrale. C’è da decidere, infatti, se, nella destinazione dei “soldi straordinari” per questo e per i prossimi due anni, c’è da privilegiare gli ammortizzatori o l’innovazione. Se garantire i vecchi in difficoltà, o spingere i nuovi attori dell’informazione verso i linguaggi, le tecnologie, le nuove rappresentazioni della realtà che da altre parti germogliano e che da noi stentano a vedere la luce. Per dove passa lo sviluppo? L’idea di quelli riuniti ieri la scopriremo tra poco.

 

 

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